Autore Topic: Recensione: Visconti Homo Sapiens Steel - Regular  (Letto 1009 volte)

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Offline Phormula

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Recensione: Visconti Homo Sapiens Steel - Regular
« il: Novembre 11, 2016, 18:19:15 pm »
Visconti Homo Sapiens Steel

Dovessi definire il marchio Visconti, userei le parole “modernità nella tradizione”. Da una parte i marchio si inserisce splendidamente nella tradizione secolare dell’artigianato toscano, dall’altra credo che ben poche case abbiano saputo introdurre così tante novità in termini di materiali e tecnologie nel panorama pennistico non solo italiano, soprattutto quello delle penne stilografiche, che è tradizionalista per natura. Penso al mitico Calamaio da Viaggio, da me recensito su questo stesso forum, che mi ha letteralmente cambiato la vita e fatto apprezzare le penne con caricamento a stantuffo, grazie alla possibilità di caricarle in modo semplice, veloce e pulito ovunque mi trovi. Quella del marchio Visconti non è però sperimentazione fine a sé stessa, quanto continua ricerca di materiali e soluzioni tecniche che possano migliorare l’esperienza di scrittura.
Calamaio a parte, devo ammettere di essermi sempre tenuto lontano da questo marchio, non perché ne abbia una immagine negativa, ma semplicemente per quello strano percorso che rende ognuno di noi un essere unico. Le mie penne preferite sono da tempo immemorabile le Lamy e le Faber Castell, solo ultimamente ho esplorato marchi come Delta, Porsche Design e Montegrappa e sino ad ora non avevo mai sentito il desiderio di spingermi in terra toscana. Ho raccolto quindi la sfida lanciata da Donna Laura di Goldpen, che nell’ultimo mio ordine, composto in gran parte da cartucce e inchiostri, ha “infilato” una Visconti Homo Sapiens Steel con il pennino M, chiedendomi di recensirla.



Estetica e design 9
La penna viene venduta in una scatola di cartone, che serve a proteggere il classico cofanetto, che è di dimensioni leggermente superiori alla media. Si tratta di una confezione adeguata a farne un regalo. All’interno del cofanetto ho trovato solo la penna, manca qualsiasi informazione relativa al prodotto o alla casa. Non so se si sia trattato di una dimenticanza di Laura o se la penna venga venduta effettivamente “nuda e cruda”, ma non credo che questo sia un problema, fortunatamente una penna stilografica è uno dei pochi oggetti che si possono usare senza necessità di leggere il manuale di istruzioni (che noi maschietti di solito consideriamo uno spreco di carta, salvo ricorrervi quando tutto il resto fa fiasco) e quindi non no ho sentito la mancanza. Tanto più che eventuali informazioni sulla casa e i suoi prodotti sono facilmente reperibili in rete.
La Homo Sapiens è disponibilie in una gamma di versioni, che si differenziano per le dimensioni, le finiture (steel e ottone) e il sistema di caricamento. Quest’ultimo è a stantuffo per la versione più di dimensioni normali ed a siringa rovesciata (chiamato High Vacuum Power Filler) per la versione più grande. Completano la gamma la penna a sfera, con il classico meccanismo a rotazione, e il roller a cappuccio. La versione da me provata è la Steel di dimensioni normali con il pennino M. La sua caratteristica principale, ma non l’unica, è il materiale con cui è realizzata, una miscela di lava basaltica del monte Etna e di resina, formulazione brevettata dalla casa. L’aspetto superficiale di questo materiale è intermedio tra il lucido e l’opaco, a guardarla sembrerebbe ricavata da un blocco di pietra. La sensazione al tatto è particolare, è un materiale molto piacevole da toccare, che non è mai freddo come il metallo e raggiunge rapidamente la temperatura della mano, lasciando una sensazione piacevole sulle dita. Finiture metalliche a parte, tutta la penna è realizzata con questo materiale, che la casa dichiara essere molto durevole.
Le dimensioni sono quelle di una penna “importante” ma non esagerata. L’impugnatura è abbastanza sottile, cosa a me gradita, avendo io incominciato ad usare le stilografiche negli anni ’70 ed ’80, quando appunto andavano di moda le penne sottili. Apprestandosi ad utilizzare la penna, si nota il particolare sistema di chiusura del cappuccio, che sfrutta un meccanismo elastico ed una a serie di agganci a baionetta, simili a quelli utilizzati per le lampadine. In pratica bisogna premere il cappuccio e ruotarlo per circa un ottavo di giro. A quel punto la forza elastica viene rilasciata e il cappuccio tende spontaneamente ad aprirsi. Per chiudere la penna si effettua l’operazione inversa. In realtà la cosa è più facile a farsi che a dirsi, si riesce ad aprire la penna anche con una mano sola. Dopo la perplessità iniziale, legata al fatto di capire come funziona il meccanismo, se ne apprezza l’ingegnosità, il fatto che il cappuccio è facilissimo da infilare e sfilare, ma non corre il rischio di aprirsi accidentalmente nel taschino perché per aprirlo bisogna premere e svitare nello stesso tempo. Ci si chiede come mai anche le altre penne non adottino questa soluzione, così valida. Il cappuccio presenta due anelli metallici a circa metà lunghezza e una medaglia con il logo della casa. La clip è quella tradizionale del marchio, con il nome della casa su fondo nero ed un ottimo meccanismo a molla. Una volta sfilato il cappuccio, emerge il pennino in palladio 23K (950), che la casa chiama “Dreamtouch”. Oltre al nome della casa, il pennino reca incise le scritte “33 K Pd 950 Firenze” e, ovviamente, la misura, in questo caso M. Le sue dimensioni sono perfettamente in linea con il resto della penna. Tra l’impugnatura e il fusto è presente una vera con inciso il nome della penna. Manca una finestrella per verificare il livello dell’inchiostro, ed è una mancanza un po’ fastidiosa su una penna con caricamento a stantuffo. Infine sul fondo è ricavato il meccanismo di azionamento dello stantuffo, che non è protetto da un tappo copri fondello, come nelle Delta, ma presenta resistenza sufficiente ad impedirne l’azionamento accidentale. Il giudizio è quindi molto positivo, si tratta di una bella penna venduta in una confezione adeguata, gli unici nei sono la mancanza di qualsiasi informazione allegata (ma su questo concedo il beneficio del dubbio) e l’assenza di una finestrella per verificare il livello dell’inchiostro.



Realizzazione e qualità 10 e lode
Se non merita il massimo dei voti, non so quale altra penna possa. Il materiale con cui è realizzata è veramente qualcosa di incredibile, e non tanto per l’unicità del materiale in sé, una miscela di resina e lava basaltica del monte Etna, ma per il fatto che tanta innovazione tecnologica si traduce in un aspetto ed una sensazione al tatto che sono difficili da descrivere a parole. La casa dichiara che questo materiale è virtualmente infrangibile, resiste alla fiamma, ed al calore a oltre 100 gradi centigradi. Mi sono fidato di quanto dichiarato, trattenendomi dalla tentazione di lanciare la penna per terra, provare a dargli fuoco con un accendino o metterla a bollire nell’acqua insieme alla pasta. In compenso posso affermare che l’affermazione della casa, secondo la quale questo materiale è molto confortevole e assorbe piacevolmente il sudore della mano durante la scrittura, assicurando un ottimo grip, corrisponde al vero. La penna è sempre saldamente tra le mani, non c’è il rischio che scivoli, a volte si ha la sensazione che l’impugnatura sia in gomma, tanto è salda la presa. Anche dopo una lunga sessione di scrittura, l’impugnatura non diventa scivolosa, anzi la mano suda molto meno che non altre penne. Se al materiale ed alle finiture di pregio si aggiungono il meccanismo del cappuccio, il caricamento a stantuffo, e, non ultimo, il pennino “Dreamtouch” in palladio, materiale molto più difficile da lavorare rispetto all’oro, ci si rende conto di avere tra le mani una penna che rappresenta un felicissimo connubio tra splendido artigianato ed alta tecnologia.



Peso e dimensioni 9
Le dimensioni della penna sono quelle tipiche di una penna di pregio, siamo sui 13 centimetri e mezzo di lunghezza e circa 12 millimetri di larghezza. E’ comunque disponibile una versione più grande. Il diametro dell’impugnatura è leggermente inferiore, il che, unitamente alle caratteristiche del materiale, la rende molto comoda da impugnare. Gli incastri del sistema di aggancio del tappo, visibili nelle immagini, non creano alcun fastidio, nemmeno per chi è solito impugnare la penna in alto. E’ anche una penna di sostanza, ho misurato un peso in “condizioni di marcia”, cioè con il serbatoio carico, di 40 grammi, che scendono a 24 togliendo il cappuccio. In ogni caso è un peso che non disturba, sia perché la penna è tra le più comode che abbia mai provato, sia come impugnatura, sia per la perfetta bilanciatura, che per me è ideale senza cappuccio. Non ho provato ad usarla con il cappuccio calzato per timore di rovinarla, visto che mi è stata messa a disposizione per la recensione. In ogni caso il cappuccio calza bene, senza incertezze. Temo, almeno dal mio punto di vista, che calzando il cappuccio la penna si sbilanci eccessivamente, ma devo ammettere che io scrivo senza calzare il cappuccio con tutte le mie penne.



Pennino e prestazioni 10
La penna monta il pennino in palladio 23 K (950) con foro di sfiato a mezzaluna, pennino che la casa chiama “Dreamtouch”, in virtù delle sue caratteristiche di scrittura. Ammetto che ero decisamente curioso di verificare se fosse veramente all’altezza della sua fama. Posso dire di si. Dopo il prelavaggio con acqua, ho caricato la penna con il Pilot Iroshizuku Moonlight e l’ho messa alla prova. Il pennino non scorre sulla carta, vola. Per scrivere non occorre esercitare alcuna pressione, il pennino si muove seguendo docilmente i comandi della mano. Chiariamo, non è un pennino flessibile, ma offre una splendida risposta e permette di modulare il tratto a piacere. Credo sia merito del materiale particolare con cui è realizzato.
Mi aspettavo un tratto relativamente largo, invece questo medio presenta la larghezza che preferisco, intermedia tra quella di un Faber Castell o di un Lamy fine ed uno medio. Questa larghezza è accompagnata da un flusso generoso, che non raggiunge i livelli da idrante della Pelikan M1005, però è decisamente superiore alla media e soprattutto può essere modulato variando leggermente la pressione sul pennino. Risultato: sulla carta Rhodia le sfumature di cui il Pilot Iroshizuku è capace emergono in tutto il loro splendore. Una abbinata perfetta. Nessun problema di ripartenze, anche dopo alcuni minuti di sosta senza cappuccio e nemmeno dopo una settimana di mancato utilizzo. Solo qualche, occasionalissimo, salto di tratto scrivendo su carta molto liscia, ma questa è una caratteristica che ho notato in tutte le penne dal pennino molto scorrevole. Quando la carta è molto liscia e dura, come è il caso della carta Rhodia, possono comparire salti di tratto scrivendo molto velocemente. La Homo Sapiens non ne è immune, ma il fenomeno è notevolmente inferiore ad altre penne e la sensazione di scorrevolezza è impagabile. Complimenti ai progettisti della Visconti anche per il bilanciamento dell’alimentatore, è una penna con cui si può scrivere ininterrottamente per ore senza che il flusso ne risenta.



Caricamento e manutenzione 8
Il caricamento è a stantuffo ed è la parte della penna che mi ha lasciato meno convinto. Non sono riuscito a trovare informazioni sul materiale del pistone e sulla capacità del serbatoio, indicativamente stimo che quest’ultima sia intorno al millilitro e mezzo, più o meno l’equivalente di due cartucce, ma la mia stima potrebbe rivelarsi errata. Complice il flusso abbondante, ho misurato una autonomia poco superiore a quella di una cartuccia standard sulla mia Faber Castell Ambition con pennino F. Si tratta di una autonomia più che adeguata. Criticabile l’assenza di una finestrella per verificare il livello dell’inchiostro. E’ vero che se la penna viene caricata con il calamaio Visconti vi è la ragionevole certezza di avere riempito tutto il serbatoio, ma per evitare ricariche frequenti, sarebbe utile sapere quanto inchiostro è contenuto nella penna in qualsiasi momento. A parte questo, il meccanismo di caricamento è ben realizzato, garantisce un ottimo feedback ed offre abbastanza resistenza da evitare l’azionamento accidentale.



Qualità/Prezzo 9
Chi è abituato a guardare i listini da destra verso sinistra, noterà un prezzo di circa di 350 Euro, che aumentano di circa 50 Euro per la versione più grande. Questo la colloca di diritto nella fascia medio-alta delle penne di normale produzione. Se però ci si rende conto del materiale unico con cui questa penna è realizzata e del particolare pennino che monta, due caratteristiche che cambiano completamente l’esperienza di scrittura, allora il prezzo non dico che passa in secondo piano, si tratta comunque di un acquisto impegnativo, ma divenda secondo me più che giustificato, al punto da consentirmi di affermare che questa è di diritto una tra le penne con il miglior rapporto qualità/prezzo tra quelle che ho provato sinora. Parlare di allineamento alla concorrenza secondo me non ha molto senso, perché la Homo Sapiens è un mondo a sé, per materiali, prestazioni e caratteristiche. E’ una penna che si compra conoscendone ed apprezzandone l’unicità, e non in alternativa ad un’altra penna, per quanto valida possa essere quest’ultima.



Conclusioni 9,5
Sono arrivato alla fine di questa prova. In questi giorni ho usato la Homo Sapiens per ricopiare una serie di appunti. Tra le penne che ho usato sinora, la Homo Sapiens è stata una delle più piacevoli da usare. La potrei paragonare alla DS, mitica automobile Citroen del passato, un vero salotto su quattro ruote che, quando uscì stupì il mondo per il numero di innovazioni tecnologiche in una macchina sola e stabilì nuovi standard nel comfort di viaggio. Il pennino scivola via sulla carta che è un piacere e la presa è sempre salda e sicura senza mai essere stancante. Si ha quella piacevole sensazione di avere sempre la situazione sotto controllo. Una vera stradista.
Onore al merito a Visconti per avere realizzato una penna unica nel suo genere. E’ quindi con un certo dispiacere che mi accingo a disinchiostrarla per restituirla alla sua legittima proprietaria, che ringrazio ancora per avermi dato questa opportunità.
Qualcuno si chiederà perché non la acquisto, dopo averne parlato così bene. Lo farei, ma io ho sempre affermato di essere un utilizzatore di penne stilografiche e non un collezionista. In questo momento il mio “parco pennistico” non è ancora pronto per una nuova aggiunta di questo livello, per quanto valida possa essere, e il mio conto in banca abbisogna di un po’ di respiro. Questo non esclude che io possa cambiare idea in futuro… la tentazione è fortissima!




Questa recensione era stata scritta a Novembre 2013, a Dicembre ho comprato la penna nella versione oversize, identica nel pennino ma circa 1 centimetro più grande. A differenza della precedente, la oversize mi è arrivata con un cofanetto ed istruzioni adeguate al prezzo, in particolare sul pennino Dreamtouch. Q questo, se fosse successo con la precedente, avrebbe influenzato in positivo la mia recensione, pur trattandosi di un aspetto marginale. La penna è tuttora in mio possesso, caricata in Rohrer & Klingner Verdgris, e scrive con grande soddisfazione.



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