Autore Topic: Recensione: Delta Gallery Bluemoon Douè  (Letto 807 volte)

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Offline Phormula

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Recensione: Delta Gallery Bluemoon Douè
« il: Novembre 11, 2016, 18:00:40 pm »
Estetica e design: 10
 Per gli appassionati italiani (ma non solo) di penne stilografiche, Delta è un marchio che non ha bisogno di presentazioni. Pur essendo relativamente giovane (è nata nel 1982), l’azienda si è rapidamente ritagliata uno spazio nel settore, grazie a prodotti di qualità, realizzati con cura artigianale e caratterizzati dal design italiano. Il modello più noto ed apprezzato della casa campana è sicuramente la “Dolce Vita”, della quale la “Gallery” può essere considerata una derivazione, dal momento che ne mantiene le dimensioni e si differenzia quasi esclusivamente nell’estetica.



Il modello “Gallery” è stato creato come omaggio al “Dripping”, lo stile pittorico utilizzato nel 1946 dai più famosi artisti Americani che la definirono: "potenza espressiva attraverso esplosioni materiche in un frenetico vortice di segni". Comprende due modelli, la Blue Moon, e la Blue Moon Doué oggetto della mia recensione. La differenza tra le due è che la versione Blue Moon è realizzata completamente in resina multicolore rossa, bianca e blu, mentre nella Douè l’impugnatura, il cappuccio e il tappo copri-fondello sono nella più tradizionale resina nera. La stilografica è disponibile nelle due versioni, con caricamento a pistone e più tradizionale (per i nostri tempi) cartuccia/converter. A completamento della gamma si aggiungono la sfera con meccanismo a rotazione e il roller.

Non essendo particolarmente appassionato di penne “classiche” ma apprezzando la qualità delle realizzazioni Delta, ero alla ricerca di una penna stilografica con caricamento a pistone che coniugasse la parte “pennistica”della “Dolce Vita”, con una estetica più, chiamiamola così “vivace”. Con la cortesia e la professionalità che contraddistingue questo negozio, la signora Laura di Goldpen mi ha suggerito la “Gallery” Blue Moon, nelle due versioni. A conferma della parentela costruttiva tra le due, il prezzo della “Gallery” è lo stesso della “Dolce Vita” nella versione pistone. Ammettendo che si è trattato di un acquisto con una forte componente emozionale, ci ho riflettuto sopra qualche giorno, ho mandato giù la botta del prezzo e alla fine mi sono lasciato convincere. Non è certo una penna economica, che si può acquistare spinti dalla curiosità, sapendo che se si rivela essere una ciofeca il danno economico è limitato. Fidandomi dei consigli della signora Laura, mi sono separato da qualche centinaio di Euro, ma non senza il dubbio di avere fatto una stupidata. Non volendo esagerare con la “vivacità”, ho scelto la versione Doué con i particolari neri.

La penna è arrivata in una scatola di cartone nera, con una fascia nei colori della penna. Al suo interno conteneva una boccettina di inchiostro Delta di colore nero, marchiato “Gallery” e con l’etichetta coordinata, la documentazione, la garanzia e una scatola di plastica chiusa con un meccanismo a vite, scatola che contiene la penna vera e propria. Per assicurare la necessaria protezione, sia la penna che la boccettina di inchiostro erano circondate da una spessa zona di materiale espanso. Una confezione oversize, che rende la “Gallery” un oggetto bello da regalare e da ricevere in regalo (magari!), nonché immediatamente utilizzabile grazie all’inchiostro fornito in dotazione. Testimonia ancora una volta la cura per il dettaglio tipica della casa. Come tutte le penne Delta, anche la “Gallery” gode di garanzia a vita. Le recensioni positive del servizio assistenza Delta sono state un’altra delle ragioni che mi hanno convinto dell’acquisto.

Aperta la confezione e presa in mano la penna, il mio primo pensiero è stata: “bella, bella, bella!” Era esattamente come me la aspettavo, una penna piacevole da prendere in mano anche solo per osservarla e giocherellarci senza inchiostrarla. I miei timori sull’acquisto sono stati in parte fugati, le prestazioni in scrittura li avrebbero dissipati del tutto. L’impugnatura, che nella fotografia ufficiale del modello doveva essere in resina nera, nel mio esemplare è in resina multicolore. Misteri Delta. Tappo e copri fondello invece erano in resina nera. Come tradizione Delta, il cappuccio reca il nome del modello e il numero di serie del singolo esemplare. Non si tratta di una penna prodotta in edizione limitata, il numero di serie va inteso come una numerazione progressiva che permette di individuare ciascun esemplare, come il numero di telaio nelle automobili. Quello dell’esemplare in mio possesso è di poco superiore a 500.

Il pennino è in oro 14K ed è perfettamente proporzionato alle dimensioni abbondanti della penna. Presenta un foro di compensazione a forma di cuore, l’indicazione della dimensione, il logo e il nome dell’azienda. Per il mio esemplare ho scelto un pennino medio. Viste le dimensioni abbondanti della penna, un pennino fine mi è sembrato fuori luogo perché la mia calligrafia, che di per sé è abbastanza minuta, tende ad allargarsi un po’ quando uso una penna con l’impugnatura larga, che faccio più fatica a controllare, avendo le dita lunghe e sottili. Di conseguenza su una penna di questo tipo un tratto un pochino più spesso mi sarebbe risultato vantaggioso.

Realizzazione e qualità: 10
Come tradizione del marchio, è una penna costruita con estrema cura. Delta realizza le proprie penne a mano, per tornitura di barre in resina piena, e la “Gallery” non fa eccezione. Il fusto della penna è realizzato in resina striata multicolore: rossa, blu e bianca. Vista l’origine del nome, immagino che la scelta di questi tre colori sia legata a quelli della bandiera americana, mi riesce più difficile associarli a Blue Moon, soprattutto il rosso. Le tre tonalità di colore si mescolano in modo casuale, rendendo ogni singola penna unica. Rispetto alle mie fotografie, che sono state scattate sotto una luce abbastanza intensa, con una illuminazione più soft le tonalità del rosso e del blu appaiono un po’ meno brillanti. Nell’esemplare in mio possesso il rosso è il colore prevalente, copre più di metà della superficie, seguono il blu e appena una venatura di bianco.

I materiali usati sono di qualità elevata e gli assemblaggi sono curati, senza giochi o sbavature. In particolare l’uso della resina screziata non è esente da rischi, perché se la barra di resina di partenza non è stata prodotta correttamente, si possono verificare microfessurazioni in corrispondenza delle linee di flusso dei vari colori. Non sembrerebbe essere il caso di questa “Gallery”, del resto sono anni che Delta utilizza con successo barre in resina multicolore per la realizzazione delle proprie penne.

Il cappuccio ha la chiusura a vite e la clip con la rotellina anni ’30 per facilitare l’inserimento nel taschino. La casa dichiara che la clip è realizzata con un acciaio speciale ad alta elasticità. Nel cappuccio è inserita la vera in argento con la decorazione tipica delle penne Delta, ispirata ad un decoro dell’epoca greco-romana utilizzato per contornare gli affreschi di Pompei. Sulla parte terminale del tappo è inserito il logo Delta.

Il corpo della penna presenta una utilissima finestrella trasparente per verificare il livello dell’inchiostro nel serbatoio, finestrella che l’azienda chiama “segnalatore di riserva”. A testimoniare la cura nella progettazione la finestrella è parzialmente visibile anche a cappuccio chiuso e le sue dimensioni sono tali da garantire un adeguato controllo del livello. Nel mio caso ho notato che quando il livello dell’inchiostro scende al punto da essere visibile nella finestrella, l’autonomia residua mi consente di scrivere ancora almeno per 5-6 pagine A4. Potrà apparire banale, ma questo per una penna con il caricamento a pistone è un elemento fondamentale perché, a differenza di una penna con caricamento a cartuccia, non la si può ricaricare rapidamente ovunque, soprattutto quando si è in viaggio. Si può quindi affrontare una sessione di scrittura con una ragionevole previsione dell’autonomia residua.

Sul fondo della penna, protetto da un cappuccio, si trova il meccanismo di comando del pistone. Il cappuccio lo nasconde alla vista e ne evita l’azionamento accidentale. Il meccanismo di azionamento è realizzato in metallo e il comando è dotato di frizione a fine corsa, che serve a proteggerlo contro le forzature. Una finezza neanche tanto piccola che testimonia la qualità delle realizzazioni Delta.

Il massimo dei voti è più che meritato, osservando la penna con attenzione si fatica a trovarle un dettaglio fuori posto, una sbavatura nella realizzazione, giochi eccessivi tra le parti o un risparmio nella qualità dei materiali. E’ una testimonianza dell’elevata qualità delle realizzazioni Delta.

Peso e dimensioni. 8,5
Si tratta di una penna di dimensioni generose, anche per via della presenza del meccanismo di caricamento. Il confronto con il righello mostra chiaramente che la penna, chiusa con il tappo, supera i 14 centimetri di lunghezza. L’impugnatura è conica e nel punto di minor diametro misura circa 13 millimetri. La versione con il caricamento a cartuccia/converter è un po’ più piccola e sottile. Se le dimensioni sono un problema, conviene puntare su quest’ultima. In particolare la lunghezza di circa un centimetro sopra la media potrebbe rappresentare un problema con alcuni portapenne da tasca, pensati per le penne oggi, nelle quali la lunghezza del fusto è standardizzata per alloggiare due cartucce internazionali.

Il peso invece è una (piacevole, per me) sorpresa. La realizzazione in resina pregiata aiuta a contenerlo entro un limite accettabilissimo. Più che una penna pesante, la definirei una penna “di sostanza”. Il meccanismo di caricamento a pistone, con il comando in metallo che appesantisce un po’ la parte finale del corpo, rende la penna leggermente sbilanciata verso il fondo, ma è uno sbilanciamento per niente eccessivo ed al quale si fa ben presto l’abitudine. In ogni caso, dal momento che non è certo una penna economica, consiglio caldamente di provare a prenderla in mano prima di acquistarla, l’impugnatura larga e priva di riscontri ergonomici potrebbe non essere gradita a tutti. Personalmente, provengo da e prediligo le penne con impugnatura più sottile. Inizialmente ero un pochino perplesso, temevo che una impugnatura larga mi creasse qualche difficoltà nel controllare la mia scrittura. All’inizio devo ammettere che è stato così, ma già dopo qualche pagina posso dire di “averci fatto la mano”. Con la “Gallery” scrivo un po’ più largo del mio solito, ma non eccessivamente.

Non è una penna che si presta particolarmente ad essere usata con il cappuccio calzato sul fusto, perché il cappuccio, pur non essendo particolarmente pesante, calza sul tappo copri-fondello per poco più di un centimetro, rendendo l’insieme particolarmente instabile oltre che ingombrante. Inoltre c’è il rischio che alla lunga il cappuccio possa lasciare segni di sfregamento sulla resina del tappo copri-fondello. Nel mio caso il problema non si pone, perché non amo scrivere con il tappo calzato, anche con le penne come la Faber Castell Ambition, che danno la possibilità di calzare il tappo sul fusto in modo stabile e senza rovinare la penna.

Pennino e prestazioni: 9

Se l’estetica mi ha convinto fin dalla prima volta che l’ho presa in mano, è su questo aspetto che la “Gallery” si giocava tutte le sue carte. Una penna la si compra per scriverci, non per “smacchiare i giaguari”.

Il pennino è in oro 14K e nel mio caso un medio. Non ho usato l’inchiostro in dotazione, perché non amo particolarmente il nero. I miei colori di elezione sono il blu scuro o il blu nero. Dopo un risciacquo di rito con acqua fredda per eliminare eventuali residui di lavorazione, ho caricato la penna con Monteverde Blue-Black. A dispetto del marchio americano, si tratta di un inchiostro di fabbricazione austriaca. Si tratta di un blu-nero con una leggera componente violacea, che, provato su altre penne, mi aveva lasciato molto soddisfatto. Si avvicina parecchio al Blu di Prussia, uno dei miei colori preferiti.

Per essere un medio, il pennino ha un tratto abbastanza fine, più fine del medio della mia Delta “Dolcevita” (la versione Mid-Size). Sulle prime sono rimasto un po’ perplesso, perché i due pennini sono apparentemente identici e sono entrambi medi. C’è da dire che non ho avuto occasione di provarli con lo stesso inchiostro, quindi non si tratta di un confronto in piena regola. Potrebbe essere la somma della variabilità tra i pennini e del differente comportamento dei due inchiostri (la “Dolce Vita” è caricata con Diamine Prussian Blue in cartucce). Diciamo che mi aspettavo un tratto leggermente più largo, ma non è che la cosa mi dispiaccia particolarmente, anzi, questo tratto a metà tra il fine ed il medio internazionale corrisponde ad un fine Lamy o Faber Castell, ed è quello che preferisco in assoluto.

Si tratta di un ottimo pennino, secondo le informazioni che girano in rete è di fabbricazione Bock, marchio che rappresenta una garanzia nel settore. E’ rigido ma non rigidissimo e garantisce un ottimo feedback nonostante l’impugnatura larga. La scorrevolezza è buona, anche se non raggiunge livelli di eccellenza. Su questo punto mi riservo di dare una opinione più precisa quando avrò provato anche altri inchiostri. Non ho esperienza del Monteverde Blue-Black su altre penne e di altri inchiostri nella “Gallery”.

Parte a scrivere senza la minima incertezza, anche dopo che la penna è rimasta senza cappuccio per qualche minuto oppure inutilizzata per giorni. L’alimentatore è correttamente dimensionato. Mi capita spesso di usare le penne per lunghe sessioni di scrittura senza interruzioni, durante le quali arrivo a scrivere anche 10 pagine senza quasi staccare la penna dal foglio. E’ un tipo di utilizzo molto gravoso, perché mette in crisi l’alimentatore. Se l’alimentatore non è stato dimensionato correttamente, la penna parte a scrivere con un flusso abbondante, che va inesorabilmente riducendosi pagina dopo pagina, fino al punto in cui (e mi è già capitato) il pennino non riceve abbastanza inchiostro e comincia a saltare qualche tratto, quando non smette di scrivere del tutto. A quel punto bisogna fermarsi e scrollare la penna, per far scendere l’inchiostro nell’alimentatore e nel pennino. Di solito le umili penne scolastiche sono quelle che si comportano meglio da questo punto di vista, perché le lunghe sessioni di scrittura sono una costante nella vita di uno studente. Una penna come questa invece può finire tra le mani di qualcuno che la potrebbe usare solo per firmare i documenti e prendere una mezza paginetta di appunti e quindi non accorgersi che l’alimentatore in realtà è sottodimensionato. Da questo punto di vista la “Gallery” non mi ha deluso, la differenza nel tratto e nel flusso tra la prima e l’ultima pagina è veramente minima.

Se questa fosse una penna da una cinquantina di Euro, avrei dato il massimo dei voti. Chiaramente stiamo parlando di una penna da qualche centinaio di Euro. Che una penna del genere scriva benissimo, lo si darebbe per scontato, anche se le sorprese nella vita non mancano mai. Ancora una volta, complimenti a Delta per la qualità della progettazione e della realizzazione.

Caricamento e manutenzione: 10
E’ una penna con caricamento a pistone. In un mondo in cui cartuccia e converter stanno diventando lo standard di caricamento anche su penne di pregio, questo basterebbe a qualcuno per assegnare il massimo dei voti, senza nemmeno provarla. Io stesso sono un sostenitore delle cartucce, che considero la soluzione migliore per un uso itinerante della stilografica. Una cartuccia può essere sostituita ovunque in qualsiasi momento, in modo pulito e nel giro di pochi secondi. Le cartucce internazionali Pelikan blu e nere si trovano in qualsiasi cartoleria. Inoltre l’unica manutenzione richiesta da una buona penna a cartuccia è una sciacquata sotto il rubinetto per rimuovere eventuali residui di inchiostro. Per contro la disponibilità di inchiostri in cartuccia è limitata a poche tinte, che possono accontentare chi è alla ricerca di un blu standard (Royal Blue) o di un nero, ma che sono decisamente limitanti per chi voglia sperimentare un caleidoscopio di inchiostri o sia alla ricerca di una tonalità precisa di blu o di un inchiostro con caratteristiche particolari di fluidità e saturazione. A tutto ciò si aggiunge il gesto del caricamento, che per alcuni appassionati può essere più appagante dell’uso stesso della penna. La soluzione ibrida, cioè il converter, rappresenta un compromesso. A fronte della possibilità di usare inchiostro in boccetta, ci si deve accontentare di una autonomia che non va oltre quella di una cartuccia internazionale corta, obbligando a frequenti ricariche, non sempre possibili sul campo.

Una penna con caricamento a pistone è intrinsecamente più complicata e quindi maggiormente soggetta a guasti. La tenuta del pistone deve essere assicurata per anni, con manutenzione minima o nulla. In passato questo era un problema, oggi i costruttori utilizzano guarnizioni in gomma siliconica che a tempo ed inchiostri. L’unica precauzione raccomandata dalle case è il risciacquo periodico con acqua e il lavaggio, sempre con acqua, se si intende riporre la penna inutilizzata per un lungo periodo.

Il meccanismo del pistone della “Gallery” è lo stesso della “Dolce Vita”. E’ realizzato in metallo e la ghiera di comando è protetta contro l’utilizzo accidentale da un copri-fondello a vite. Il movimento è molto fluido ed il sistema è dotato di un meccanismo di frizione che entra in azione a fine corsa per proteggerlo contro eventuali forzature. Continuando a girare la ghiera quando il pistone è arrivato a fine corsa si avverte una serie di click. Non sono in grado di commentare sull’affidabilità nel lungo periodo, ho questa penna da qualche settimana, ma sinora non ho riscontrato problemi di caricamento, trafilamenti o perdite.

Qualità/prezzo: 8,5
Ho pagato questa penna poco meno di 400 Euro nell'autunno del 2012. Qualcuno, pensando a penne da 1000 Euro e più, collocherebbe questa Delta nella fascia media del mercato. Qualcun altro, per il quale già una penna da 50-100 Euro rappresenta un acquisto impegnativo, la spedirebbe nella fascia alta senza pensarci due volte.

Dal mio personale punto di vista, ritengo che il prezzo sia adeguato ai contenuti tecnici, alla realizzazione artigianale ed all’immagine del marchio. In altre parole non è regalata ma nemmeno posso dire che, come accade per molti oggetti di moda, una componente significativa del prezzo sia giustificata solo dal marchio e non dai contenuti. E’ una penna stilografica di qualità elevata con pennino in oro e caricamento a pistone, realizzata manualmente partendo da barra piena in resina pregiata e garantita a vita. Un prodotto perfettamente all’altezza del prezzo al quale viene venduto.

Conclusioni: 9

Tirando le somme, la Delta “Gallery” è una penna molto ben realizzata. Nel mio caso è stato un acquisto con una forte componente emozionale, mi sono fidato dei consigli della signora Laura di Goldpen. Dopo aver ricevuto la penna ed averla usata con soddisfazione per qualche settimana, posso dire di esserne più che soddisfatto. Soddisfa le mie aspettative sia dal punto di vista estetico che per le prestazioni di scrittura e per la qualità della realizzazione. Ero dubbioso sul peso e sull’impugnatura larga, essendo abituato a penne più sottili, ma entrambi questi dubbi si sono rivelati infondati, al punto che la sto usando molto di più di quanto avessi previsto. Infine a questo aggiungo l’orgoglio di usare un prodotto “Made in Italy”. Questo contribuisce non poco a compensare la sensazione di vuoto che l’acquisto ha lasciato nel mio portafogli. In teoria si dovrebbe dare per scontato che una penna di questo prezzo sia fatta e scriva bene, ma la pratica ci mostra che non sempre è così.

Premesso che l’estetica è un fatto personale e che le prestazioni sono di livello elevato, a chi fosse interessato a questa penna suggerisco, se ne ha la possibilità, una prova di scrittura per verificare la larghezza del pennino e per capire se l’impugnatura larga e le dimensioni abbondanti la rendono comunque comoda da usare. Ci sono persone che amano penne oversize, altre che si trovano meglio con penne di piccole dimensioni. In alternativa la “Gallery” è disponibile anche nella tradizionale versione a cartuccia/converter, che è un po’ più piccola e leggera. Vista la differenza di prezzo tra le due in relazione alla cifra in gioco, è innegabile che la versione con il caricamento a pistone sia da preferire, spendendo poco di più ci si porta a casa una penna stilografica con un fascino sicuramente innegabile e maggiore della “sorellina” a cartuccia.

Mi riesce difficile consigliare o non consigliare questa penna. A frenarmi è il prezzo. Si tratta sicuramente di un acquisto impegnativo, che deve essere valutato attentamente. Se uno è a caccia di una penna in questa fascia di prezzo, la “Gallery” merita sicuramente di essere presa in considerazione, ma va da sé che le alternative non mancano e sono (quasi) tutte altrettanto valide, a cominciare dalla “Dolce Vita” (per restare in casa Delta). La “Dolce Vita” ha anche il vantaggio di essere disponibile in versioni più economiche, rinunciando al pennino in oro e a dettagli di finitura. Diventa veramente una questione di gusti personali. Io, tornassi indietro, la ricomprerei.

Ringrazio la sig.ra Laura di Goldpen per i preziosi consigli in fase di acquisto. Non a caso questa recensione è stata pubblicata anche sul sito dell'azienda.



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