Autore Topic: Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?  (Letto 631 volte)

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Online Giuseppe Tubi

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Ieri sera io e Riccardo si discorreva piacevolmente via Whatsapp: si è parlato del forum, che dopo un estate alquanto asfittica sembra avere ripereso una certa vitalità. Ci si compiaceva di ciò e soprattutto per la presenza di uno zoccolo duro che anche nei periodi di stanca tiene sempre accesa almeno una fiammella.
Si concordava però che in fin dei conti Pennamania sia anche un pò lo specchio del collezionismo delle stilografiche, con i suoi fisiologici alti e bassi. Ed è su questo punto che mi (ci) piacerebbe avere uno scambio di vedute con gli altri forumisti.
Viene infatti da pensare che dietro gli alti e bassi della passione gichino fattori ulteriori a quello del fisiologico calo estivo, quando la buona stagione, le ferie ecc. fanno prevalere alla caccia altre passioni.
Penso che seguire eBay, che forse è la principale fonte di approvvigionamento per gli appassionati, porti a fare alcune considerazioni sull'evoluzione (forse involuzione?) di questo collezionismo.
In primo, mi pare abbastanza evidente che negli ultimi anni ci sia stata una proliferazione dei venditori, buona parte dei quali è, totalmente o parzialmente, migrata dai venditori di mercatini, antiquari "alla buona" e robivecchi. L'approdare alla rete ha avuto come ulteriore conseguenza la consulatzione alla ricerca del valore dell'oggetto che si vuole vendere. Fino qui non ci sarebbe molto di male se non fosse che spesso e volentieri queste consultazioni sono fatte a capocchia: "ho visto che per una penna verde come questa chiedevano 300 euro". Ma magari quella era una Ancora e la sua una Verbana!
Il secondo errore è quello di guardare i prezzi di vendita anziché quelli di aggiudicazione, che è causa di richieste sempre più da fuori di testa.
Su questo s'interseca una domanda che è abbastanza sconcertante, che fa sì che ad una costante sopravalutazione di alcuni marchi, Omas in testa, ci siano marchi minori che d'un tratto balzano dalle stelle alle stalle e viceversa: Ricordate che alcuni anni addietro che tutto ciò che era marchiato Montegrappa o fatto ricondurre a ragione o torto a tale marchio, era gettonatissimo? Per non parlare di Tibaldi.
Di recente una Montegrappa tra le poche veramente bella, grande, perfetta è stata riproposta per ben quattro volte prima di essere venduta a poco più di 150 euro. In compenso proprio ieri sera ho visto inserzionata una Radius mancante della sua tipica fascia traforata, molto virata, proposta a 211 euro!
Credo che questi combiamenti abbiano fatto mutare anche l'identikit del collezionista medio e forse, purtroppo, allontanato chi aveva un qualche interesse, non troppo consolidato.
Mi paiacerebbe a questo punto sentire altre riflessioni in merito. 



Offline turin-pens

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Re:Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?
« Risposta #1 il: Ottobre 24, 2017, 11:45:08 am »
Chiedo venia per il mio costante ritardo nel dare qualsivoglia contributo al forum ma negli ultimi tempi tra impegni lavorativi e quant'altro e con mio grande rammarico, il tempo disponibile è sempre poco.
Trovo che le parole di Giuseppe Tubi, siano condivisibili praticamente al 100%.
Credo e penso che il tempo l'abbia ampiamente dimostrato e a modo suo, ritengo che Pennamania l'abbia confermato che il mondo in questo mondo, di veri collezionisti ve ne siano pochi, di raccoglitori molti, di venditori fin troppi e che questi ultimi, siano un po' troppo spesso fintamente travestiti da collezionisti e questo lo si vede ormai fin troppo bene sia in rete, sui forum che dal vivo nei vari penshow come nella maggioranza dei casi la parola collezionismo viene sostituito con valore, ovvero si colleziona soltanto ciò a cui viene dato un valore economico più o meno elevato, è così che ad esempio una banalissima Omas Gentleman in celluloide nera, venga battuta su eBay a oltre 350 euro è invece una bella Waterman 42 laminata passi a stento i 50 euro. Eppure la Gentleman altro non è che la solita Omas sfaccettata in celluloide nera con caricamento a pistone a cui è stato cambiato il nome e null'altro, e quindi mi chiedo come una tale penna possa giustificare un tale valore commerciale o forse è semplice speculazione legata al trend del momento e quindi destinato a svanire da un momento all'altro come ha sottolineato Giuseppe Tubi con Montegrappa e Tibaldi etc...?

Vi propongo ad esempio un piccolo test anche se non si tratta di ciò, prendiamo la classica Aurora 88 nelle sue varie versioni quindi Nizzoli, K, P e Aquila. A questa penna oggi come oggi, viene dato un valore medio non superiore agli 80-100 quando si tratta di esemplari giunti fino ai giorni nostri in condizioni pressoché ottime, se però parliamo di una qualsiasi 88 pubblicitaria, il valore può anche scendere ulteriormente e quindi ne le prime ne le seconde, allo stato attuale hanno un forte ascendente sui collezionisti o presunti tali, dopotutto, perché collezionare qualcosa che vale così poco? Ma se si realizzasse una collezione di sole Aurora 88 pubblicitarie, il valore di questa collezione, sarebbe superiore alla somma del valore di ogni singola 88 pubblicitaria, oppure inferiore? Secondo me sarebbe ben maggiore per un paio di dettagli, primo perché rappresenterebbe lo sforzo di una persona nel dare un senso ad un genere di penne spesso poco considerate (le penne pubblicitarie in generale e le 88 in particolare) e poi perché una collezione del genere rappresenterebbe una finestra storica sia su nomi oggi spesso dimenticati che una dimostrazione storica di come.un oggetto oggi quasi dimenticato come la stilografica, un tempo era invece considerato un ottimo veicolo per promuovere il nome di diverse aziende.  Però onestamente, quanti di noi avrebbero il coraggio di collezionare soltanto 88 pubblicitarie? E se invece 88, fossero delle Stilus, o delle Superga, oppure delle Astura etc...?

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Online fabbale

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Re:Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?
« Risposta #2 il: Ottobre 24, 2017, 21:06:30 pm »
Credo che ebay abbia modificato il modo di valutazione di qualsiasi collezione, non soltanto di penne.

Se guardiamo il fatto dalla parte del Cliente, forse il vantaggio è quello di avere a disposizione penne che prima poteva accaparrarsi solo a qualche Pen Show, o se aveva i contatti giusti oltre oceano tramite altri sistemi; ricordo ancora con piacere le prime 51 comprate su un listino fatto da penne fotocopiate in b/n..Che tempi !!!!
Certo è che il Cliente deve essere "sveglio" per vincere l'asta ad un prezzo diciamo giusto e poi nell'identificare e conoscere bene il modello della penna su cui sta offrendo perché oltre alle distorsioni che avete citato voi, spesso e volentieri si vedono degli accrocchi che fanno paura.

Se invece rovesciamo la frittata e le vediamo da un punto di vista del venditore, credo che oggi ebay sia vantaggioso solo se hai un certo giro e magari utilizzi la piattaforma proprio per farti un "nome" che magari poi ti torna comodo per chiudere affari fuori dall'asta oppure nei soliti pen show.

e quindi? mha...dè...la mia sintesi sta tutta in questo video

https://www.youtube.com/watch?v=_9K1nFS26mY

Offline Giorgio77

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Re:Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?
« Risposta #3 il: Ottobre 26, 2017, 13:15:51 pm »
Ci sarebbero tante considerazioni da fare...
Prima su tutte, la domanda: "cosa è una collezione? Cosa rappresenta per ciascuno di noi?"
Personalmente ho diverse penne stilografiche per il solo piacere di scrivere e di cambiarle tra loro. Certo mi piacciono esteticamente, ma non hanno alcun valore storico e un valore economico contenuto.
Ma per me hanno un enorme valore.
Sul fatto delle penne fuori mercato, mi ci metto anch'io, con l'unica penna che ho tentato (invano) di vendere dopo averla sistemata e usata, la LUS giubileo53 trovata in cantina, da cui mi sarei separato perchè, pur essendo d'epoca, non è particolarmente bella e il suo tratto affilato non fa per me.
Ebbene, dopo aver visto deserte parecchie aste, ho deciso di tenermela. Forse il prezzo era alto, nonostante mi fossi fatto fare una stima da un negozio di restauro di Firenze, forse non era il momento giusto. Fatto sta che anzi che svenderla per poco ho deciso di tenerla.
Forse è il comportamento di gente come me che rovina il mercato...!!! ::)
Anche se sono dell'idea che se qualcuno desidera davvero qualcosa, il prezzo passa in secondo piano. Ad ogni modo, Ebay o non ebay non la svenderei  comunque...
Ebay è solo uno strumento per ottenere con più facilità ciò che si cerca.
Il problema è che molti non sanno cosa cercare; un tempo bazzicare un mercatino poteva essere uno spunto per puntare su una o sull'altra penna, magari facendo un vero e proprio affare, o semplicemente divertendosi a recuperare qualche pezzo particolare... oggi questo online non esiste più, o la cosa è molto limitata. Capisco che questo possa dar fastidio, ma è l'evolversi delle cose, difficile da fermare.
Tante cose belle, tradizioni, abitudini, consuetudini cambiano o non esistono più e purtroppo, però, occorre adeguarsi!!!

Online Giuseppe Tubi

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Re:Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?
« Risposta #4 il: Ottobre 27, 2017, 19:00:56 pm »
Quando ormai una trentina di anni fa ho iniziato a collezionare penne, per certi versi era già tardi; i "pionieri" che hanno iniziato prima di me hanno potuto accedere pezzi mitici perché praticamente non c'era concorrenza: anzi, il problema era che antiquari, raccoglitori e robivecchi non le prendevano neppure in considerazione. Non c'erano né eBay né la rete e non esistevano o quasi pubblicazioni specialistiche. Come è normale che sia la legge della domanda e dell'offerta ha regolato il mercato: si trovava più roba, ma i perzzi hanno iniziato a salire. Oggi le penne sono diventate rare: si trovano grazie al "mercato globale", ma le valutazioni sono schizzate alle stelle. O almeno sono salite all'inverosimile per i pezzi più richiesti. E qui sta il punto: se chi ha iniziato quasta collezione di recente fa la pecora e si incapponisce a collezionare i marchi che vanno per la maggiore spenderà un mare di soldi con molto rischio di prendere anche delle bidonate con accrocchi o oggetti rabberciati.  E' chiaro che ognuno deve fare i conti col proprio budget, ma credo che la caccia sia una componente essenziale del collezionismo, che in ultima istanza deve anche essere divertimento. Penso che la scelta più intelligente sarebbe invece quella di andare un pò controcorrente e cercare un tema più "personale": l'esempio che ha fatto Riccardo sulle 88 pubblicitarie dovrebbe essere un assist geniale per coloro che si avvicinano al collezionismo di penne d'epoca. Come saggio sarebbe dedicarsi ad un marchio che non sia i soliti Aurora, Omas, Montblanc, ma magari Columbus, The King, Eterno...
Anche nelle penne laminate, non è che esistano solo le Waterman: ci sono marchi italiani minori che hanno spesso rivestimenti almeno altrettanto belli e talvolta ancora di più.
Naturalmente quasto non significa che se dovesse capitare una Extra Lucens od una Internazionale ad un costo accessibile o addirittura vantaggioso, la si debba lasciare lì.

Offline pedewall

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Re:Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?
« Risposta #5 il: Novembre 01, 2017, 23:07:05 pm »

Leggendo con interesse quanto sinora scritto da chi mi ha preceduto, si possono trovare tanti spunti ed osservazioni che ritengo meritino una particolare attenzione: per alcuni di questi espongo le mie idee.

Collezionista o commerciante. Tutti i collezionisti sono un poco commercianti - chi più chi meno -, vendono per avere i denari che gli consentano di comprare quello che desiderano e per il quale non vogliono o non possono spendere troppi soldi. Il problema sorge quando l’avidità del commerciante prevale sul desiderio del collezionista. Non possiamo pretendere di poter vendere i nostri scarti (scarti o per le condizioni in cui versano o perché è un pezzo che il mercato snobba considerandolo una “penna scolastica di poco conto”) ad un prezzo da amatore. Insomma quale aspetto prevale in noi? Commerciante o collezionista?  La avidità è sovente un cattivo consigliere.

Il prezzo della penna. Ma siamo noi che lo determiniamo e lo influenziamo 
Due esempi valgono meglio di tante parole.
Negli ultimi anni i collezionisti hanno scoperto che le stilografiche scrivono e che i pennini delle stilo antiche sono migliori di tanti chiodi moderni; sono flessibili e passano facilmente da un tratto sottile ad uno più grosso, ma soprattutto alcuni hanno una scorrevolezza elevata e ben si prestano ad esercizi di calligrafia e bella scrittura. In tanti hanno scritto e continuano a scrivere che la Waterman 52 indossa il miglior pennino che ci sia: risultato la Waterman 52, una stilografica comunissima e molto diffusa, è in breve diventata un oggetto di culto e da un prezzo comune è volata verso vette impensabili. Vengono proposte su ebay, Wat 52 in condizioni inaccettabili a prezzi esorbitanti eppure vengono vendute. 
Per fortuna il vero collezionista sa che quei pennini sono si validi, ma ben lontani da quelli veramente eccezionali usati dagli stenografi e dai “bookkeepers”  in quegli anni e disponibili su altre Waterman del periodo, meno diffuse, ma non vi dirò quali.
Le Aurora 88 nei primi anni 2000 non se le “filava nessuno” , andavano invendute a 9,90€ e tante ne ho comprato a quei prezzi. Oggi, dopo che tanto ne abbiamo parlato e continuiamo a parlarne definendola giustamente una penna ottima, nessuna, se proposta ad un prezzo ragionevole, rimane invenduta.
Le cosi dette penne in oro, dopo tanto parlarne ormai quasi tutti sanno che non sono di oro, ma solo laminate ed i prezzi, per i pezzi non particolari, sono in generale diminuiti. Ho recentemente comprato su ebay una Wat 42 ½V laminata liscia con pennino originale in ottime condizioni per 30 euro: unico offerente, eppure è una penna rara e poco diffusa, ma è piccola. La stessa penna, quando la si trovava 20 anni fa, arrivava a non meno di 100 euro.
Penso che ebay non ha modificato il mondo delle penne ha solo reso disponibile a tutti quello che prima non lo era; ebay siamo noi e siamo noi che portiamo in quel mondo la ns conoscenza o la ns avidità.
Attualmente, rimanendo su ebay, preferisco uno che vende a prezzi elevati, mi rendo conto che “non ne capisce” e potrebbe avere un pezzo importante ad un prezzo uguale alle altre cose che offre, ma basso rispetto al suo effettivo valore e con una trattativa privata… forse…..si porta a casa qualcosa di importante.
Mi ha colpito una frase ben centrata: “Ebay è solo uno strumento per ottenere con più facilità ciò che si cerca”.

Offline pedewall

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Re:Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?
« Risposta #6 il: Novembre 02, 2017, 10:19:52 am »

Rispetto a 20-30 anni addietro, vi è sicuramente un rinvigorito interesse per le stilografiche antiche, diciamo da quelle in celluloide in poi, sono pochi quelli che cercano le “early”, quelle in ebanite nera col corpo cavo che funge da contenitore dell’inchiostro; trovarne di italica origine poi è una impresa non da poco.
Questo cresciuto mercato ha fatto riaffiorare tanti “rottami” più o meno rabberciati venduti come pezzi esclusivi, buoni solo per qualche ricambio, con l’effetto di creare solo confusione e dolorose fregature in chi si avvicina a questo tipo di collezione.
 

Rimane sempre aperto il “….dove andiamo”.

Offline pedewall

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Re:Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?
« Risposta #7 il: Novembre 02, 2017, 10:25:50 am »

Cosa collezionare: le idee sono in generale poco chiare: ripropongo parte di un mio lavoro, scritto proprio per andare incontro a chi vuole avvicinarsi a questo tipo di collezione.

Online fabbale

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Re:Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?
« Risposta #8 il: Novembre 02, 2017, 16:55:22 pm »
Grande Paolo
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Offline Fabrizio Pesavento

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Buona sera a tutti, sono da poco iscritto, e volevo aggiungere una breve opinione alla discussione.
Colleziono penne fin da bambino, e solo da pochi anni le stilografiche 🖋. Credo che chi colleziona veramente le penne lo faccia per una spinta più emozionale  che per lucro, e che   l'oggetto comperato sia frutto di uno studio personale un po' come se fosse un viaggio. Così dovremmo rimanere noi appassionati, gente che riesce a dare forma alle proprie emozioni e non importa se la penna ✒ costa poco. È la soddisfazione che otteniamo che ci ripaga. Sicuramente andremo verso una specie di collezionisti evoluti e profondi conoscitori, grazie ad internet, della materia. Quello che manca rispetto al passato nella mediazione commerciale è il contatto con le persone ovvero la trattativa. Buona serata a tutti 😉

Online stefano_R

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Re:Collezionare penne: chi siamo, da dove veniamo, ma soprattutto, dove andiamo?
« Risposta #10 il: Agosto 02, 2018, 08:55:26 am »
....parole sante.....

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