Autore Topic: Recensione: Calamaio TWSBI Diamond 50 - 50P  (Letto 235 volte)

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Offline Phormula

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Recensione: Calamaio TWSBI Diamond 50 - 50P
« il: Novembre 11, 2016, 18:32:47 pm »
Prova – Calamaio TWSBI Diamond 50 – 50P

Completo con questa prova le recensioni dei calamai TWSBI, dopo avere recensito il VAC 20, che utilizzo con soddisfazione per ricaricare in modo semplice e  pulito le mie due VAC 700, riempiendone il serbatoio fino all’orlo. Rispetto al VAC 20, il Diamond 50 è un calamaio dalle forme più classiche. Realizzato in vetro, è disponibile nelle due varianti 50 e 50P. La differenza è nel tappo, che nel primo caso è realizzato in alluminio e plastica e nel secondo interamente in plastica. Il tappo è infatti composto da due semitappi. Il primo, realizzato in alluminio nel 50 e in plastica nel 50P si avvita direttamente sul calamaio, e il secondo, in plastica nera con un bellissimo logo TWSBI, si avvita sul primo. I due tappi sono perfettamente intercambiabili, la parte in vetro del calamaio è identica e per questa ragione ne faccio una recensione unica. Ringrazio Laura di Goldpen per avermi messo a disposizione un calamaio nella versione 50P per confrontarlo con i vari 50 che uso regolarmente.



La prima cosa che si nota acquistando il calamaio Diamond 50 è la cura con la quale è stato imballato. Nel sito della TWSBI c’è un video, nel quale una dipendente lascia cadere più volte la scatola, per dimostrare come sia adeguatamente protetto. Infatti è imballato in una scatola di cartone e racchiuso tra due gusci di gommapiuma. Davvero il rischio che si possa rompere durante il trasporto è minimo. Nella scatola sono contenute anche le istruzioni per l’uso, necessarie per sfruttarne tutte le funzionalità. Il calamaio in sé è molto bello e non sfigura su una scrivania. E’ costituito da una boccetta in vetro sfaccettata. La parte del tappo che si avvita sulla boccetta è disponibile in vari colori, che permettono di distinguere i vari inchiostri, se, come me, avete più di un calamaio. Anche se io per questioni di praticità ho realizzato una serie di etichette con i nomi degli inchiostri e le ho applicate sul fondo di ciascun calamaio.



Già, perché il calamaio Twsbi Diamond 50 non è un “semplice” calamaio in vetro con un tappo in plastica/alluminio, ma, nello stile della casa, è un oggetto multifunzione. Ma andiamo con ordine. Anzitutto la cosa che si nota fin da subito è la qualità della realizzazione. Le tolleranze sono ridotte al minimo e il fondo della boccetta presenta una incisione con il nome dell’azienda. Il logo TWSBI sulla parte superiore del tappo è veramente ben realizzato e contribuisce a rendere il calamaio bellissimo a vedersi. Entrambi i semitappi sono dotati di guarnizioni, anche se la tenuta non è (purtroppo) assicurata. Tra le due versioni, quella con il semitappo in alluminio e quella in plastica, preferisco la prima, trovo che l’alluminio verniciato sia più bello a vedersi rispetto alla plastica traslucida. Dal momento che dal punto di vista funzionale le due versioni sono identiche, se si mettono da parte i gusti personali, la versione in plastica ha il vantaggio di costare meno.



Il calamaio Diamond 50 può essere usato con qualsiasi penna a converter, pistone, stantuffo, siringa. Contiene 50 ml di inchiostro, una capacità pari o superiore quella di molti calamai. Si può quindi versare l’intero contenuto del calamaio originale nel Diamond. Fino ad ora gli unici calamai in cui mi sono imbattuto e che avevano capacità superiore a 50 ml sono i Diamine da 80 ml e i Monteverde da 90 ml. Il calamaio TWSBI presenta l’apertura sufficientemente larga da consentire il facile travaso dell’inchiostro e la ricarica di penne di una certa dimensione. La base del calamaio è piatta e molto larga, contribuendo alla stabilità dell’insieme durante le operazioni di ricarica. Per consentire il pescaggio dell’inchiostro fino alla fine, è dotato di un inserto conico in plastica traslucida, simile a quello che si trova nei calamai Sailor. La procedura di caricamento è molto semplice e descritta nelle istruzioni allegate. Si capovolge il calamaio (ovviamente dopo essersi assicurati di averlo chiuso bene) e poi lo si raddrizza. In questo modo l’inchiostro riempie l’inserto conico ed è possibile ricaricare la penna anche quando il livello dell’inchiostro è molto basso, sfruttando l’inchiostro fino alla fine. L’inserto in plastica è rimovibile, il che facilita notevolmente le operazioni di travaso di inchiostro, anche se nell’uso senza l’inserto si perde molta della funzionalità. Una scocciatura nell’utilizzo classico del calamaio, quello possibile con qualsiasi penna, è rappresentata dal tubicino in metallo fissato al tappo e che serve ad assicurare il pescaggio dell’inchiostro quando si utilizza il calamaio per ricaricare una penna TWSBI. Quando si svita il calamaio, il tappo con il tubicino bagnato di inchiostro può sporcare la scrivania, e quindi bisogna appoggiarlo su un pezzo di carta assorbente o tenere il tappo capovolto, con il tubicino rivolto verso l’alto. Non essendo interessato alle funzionalità aggiuntive del Diamond 50, l’ho modificato per le mie esigenze, eliminando il tubicino.



Come il nome stesso suggerisce, il calamaio Diamond 50 è dedicato alle penne TWSBI della serie Diamond (530, 540 e 580), in maniera del tutto analoga al VAC 20 per la VAC 700. Se si è possessori di una penna di questo tipo, anziché ricaricare la penna in maniera tradizionale, come si farebbe per qualsiasi altra, è possibile farlo senza sporcare il pennino. Per farlo bisogna anzitutto effettuare l’operazione di capovolgimento, per riempire l’inserto in plastica. Poi si svita la parte superiore del semitappo, quella in plastica nera, per accedere ad un incastro. Contemporaneamente si svita il gruppo pennino dalla penna della serie Diamond. A questo punto, come descritto dettagliatamente nelle istruzioni, si incastra il serbatoio nel calamaio e si procede alla ricarica. L’inchiostro viene aspirato tramite il tubicino e va a riempire direttamente il serbatoio, senza sporcare il pennino. L’unica accortezza è verificare che il foro di sfiato sul bordo del semitappo inferiore non sia otturato. Personalmente non ho mai tentato questo tipo di ricarica, non tanto perché abbia dubbi sulla sua riuscita, ma perché l’idea di svitare ogni volta il gruppo pennino per ricaricare la penna mi lascia un pochino perplesso sulla tenuta dell’assieme nel lungo periodo. Preferisco ricaricare in maniera tradizionale o, per una ricarica completa senza bolle d’aria, utilizzare il calamaio VAC 20 per la VAC 700 e il Visconti da viaggio per tutte le altre penne. Il semplice risciacquo del pennino, seguito da asciugatura con il classico fazzoletto di carta o riquadro di Scottex Casa (o di carta igienica per chi desidera una scelta più “proletaria” non sono una grande scocciatura, per lo meno per me. Ho provato una volta per curiosità a riempire un converter appoggiandolo sull’incastro e devo dire che ha funzionato, ma anche in questo caso mi chiedo se ne valga la pena. Lascio ad altri il giudizio in merito.



Sto utilizzando la serie completa di questi calamai da qualche mese, e devo dire che mi ci sto trovando bene. In pratica ho dedicato ciascun calamaio ad un inchiostro e per riconoscerlo, oltre al colore del tappo, ho realizzato delle etichette che ho applicato sul fondo. A parte la comodità nella ricarica, questo mi permette di ridurre il rischio di contaminazione dell’inchiostro, con l’eventualità che si sviluppino muffe o funghi, soprattutto con gli inchiostri che uso meno. Non è una eventualità del tutto trascurabile, essendo l’impugnatura della penna spesso sporca del grasso delle dita. In pratica riempio i calamai TWSBI circa a metà (20-30 ml) e li utilizzo per ricaricare le mie penne, rabboccandoli periodicamente quando il livello scende e diventa problematico  riempire l’inserto. Essendo il calamaio trasparente e privo di etichette, è possibile tenere d’occhio quel che succede all’inchiostro e se qualcosa dovesse andare storto, la boccetta originale non è compromessa, il che per inchiostri costosi come i Pilot Iroshizuku non è cosa da poco. Di tanto in tanto si può bonificare il calamaio rimuovendo i depositi e sanificandolo con un sano lavaggio con candeggina e risciacquo con acqua demineralizzata, mentre la riserva originale di inchiostro è al sicuro. Questo vale soprattutto per gli inchiostri che si usano di rado. Va da sé che un altro dei vantaggi di un calamaio universale è la possibilità di usarlo per realizzare i propri inchiostri, ad esempio miscelando inchiostri fino ad ottenere la tonalità desiderata, operazione sulla quale non mi sono ancora cimentato.



Infine, come ho già detto, ricaricare le mie penne con questo calamaio è più facile che farlo con alcuni calamai originali, ad esempio i Diamine o i Monteverde. I primi hanno l’imboccatura stretta ed i secondi il fondo piatto. Considerato il prezzo conveniente e le molte qualità di questi inchiostri, l’acquisto di un calamaio Diamond 50, soprattutto nella versione in plastica, è un investimento che si ripaga in poco tempo.  Pur essendo molto pratico, questo calamaio non è immune da difetti. Il primo è la non perfetta tenuta, mi è capitato che, nonostante fosse avvitato correttamente, si sia capovolto nella borsa ed abbia lasciato fuoriuscire qualche goccia di inchiostro. Non si è trattato di una perdita tale da danneggiare la borsa, il calamaio era dentro un sacchetto di plastica, ma, complice il colore nero della parte in del tappo, mi sono trovato con le dita sporche di inchiostro quando l’ho svitato. Guardando bene il tappo nero nella foto, si nota dove si è verificato il trafilamento. L’altra scocciatura, meno grave ma comunque fastidiosa è il tubicino di metallo che resta sporco quando si svita il tappo. Bisogna tenere il tappo capovolto per evitare che sporchi la scrivania. Per quanto mi riguarda, ho risolto entrambi questi problemi modificando il calamaio per adattarlo alle mie esigenze. Mi è rimasto solo un terzo problema, e cioè che, dovendo capovolgere il calamaio per riempire l’inserto, il lato interno del tappo si sporca di inchiostro e nell’apertura e chiusura successive tende ad imbrattare la filettatura della boccetta di vetro, con il risultato che se non si presta attenzione si rischia di trovarsi con le dita inchiostrate nella fase di ricarica. Niente di grave, ma ogni tanto, quando il fenomeno diventava particolarmente scocciante,  si è resa necessaria una sana pulita del tappo e della filettatura con uno straccetto bagnato.
Il prezzo del calamaio TWSBI Diamond 50 è circa 20 Euro nella versione con il tappo in plastica e circa 30 in quella con il tappo in plastica e alluminio. Si tratta di una differenza significativa, se non avete preferenze  estetiche per la versione in alluminio, quella in plastica è altrettanto funzionale e per certi versi da preferire dal punto di vista della tenuta, essendo la plastica un materiale più flessibile dell’alluminio. E’ probabile, anche se non ho fatto una verifica, che la versione in plastica possa essere immune ai difetti di tenuta che ho riscontrato in quella in alluminio. Dal punto di vista estetico invece la versione in alluminio trasmette una sensazione di maggior valore. Chiaramente non è un oggetto indispensabile, volendo se ne può fare a meno. Si tratta quindi di una valutazione personale, per quel che mi riguarda ne posso consigliare l’acquisto, raccomandandolo in particolare a chi usa inchiostri molto costosi o vuole tenere il calamaio in bella mostra sulla scrivania (nel qual caso suggerisco la versione con il tappo in alluminio).
Per concludere, spendo due parole su come ho adattato il calamaio alle mie esigenze. Il tutto nasce dalla ricerca delle cause della mancata tenuta. Andando ad indagare, mi sono accorto che mentre la guarnizione tra il tappo e la boccetta di vetro non aveva problemi, il trafilamento di inchiostro si era verificato tra le due metà che compongono il tappo. In particolare l’inchiostro era sfuggito dal foro di sfiato che serve ad assicurare l’ingresso dell’aria quando si ricarica una penna della serie Diamond con la procedura specifica. Non essendo interessato a questo tipo di utilizzo, ho deciso di risolvere il problema alla radice. Anzitutto ho eliminato il tubicino in metallo, operazione abbastanza semplice da effettuare perché è inserito ad incastro. E’ stato sufficiente afferrarlo con una pinza e tirare. Poi ho risolto il problema dei trafilamenti svitando le due metà del tappo e riempiendo il vano ed il foro di sfiato con una abbondante dose di silicone, quello che si usa per sigillare i sanitari. Ovviamente l’operazione va fatta con il calamaio smontato, perché quando si riavvitano le due metà del tappo, l’eccesso di silicone fuoriesce dal foro dove era precedentemente incastrato il tubicino e va rimosso. E’ importante usare un eccesso di silicone, per fare in modo che le due metà del tappo siano perfettamente sigillate ed unite tra loro. In questo modo ho perso una funzionalità ma mi sono trovato con un tappo perfettamente a tenuta (non ho più avuto problemi di trafilamenti) e non ho più la scocciatura del tubicino che resta sporco di inchiostro.
Di nuovo un ringraziamento a Laura di Goldpen che mi ha messo a disposizione la versione in plastica, consentendomi il confronto con quella in alluminio.



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