Autore Topic: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili  (Letto 3334 volte)

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Online turin-pens

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Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
« il: Ottobre 25, 2011, 11:39:44 am »
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  • Questa volta parleremo di alcuni accessori che se utilizzati a dovere, ci semplificano e miglioreranno il nostro lavoro.
    Nessun accessorio straordinario, nessun costo esorbitante ma semplici accessori di uso comune.

    Punto 1: Il comando a distanza.
    Che sia IR o Wireless sostituiscono l'autoscatto e lo scatto flessibile tipici degli apparecchi meccanici a pellicola. La funzione non cambia, eliminando il contatto tra mano e corpo macchina La funzione base, rimane sempre quella di evitare fotografie mosse quando si lavora con il cavalletto.
    Molte dellemoderne fotocamere compatte digitali hanno telecomandi evoluti che permettono di variare anche la lunghezza focale dell'ottica zoom a disposizione.



    Punto 2: Cartoncino grigio neutro 18%

    Accessorio assolutamente indispensabile sia nella fotografia a pellicola che digitale, svolge due importanti ruoli come riferimento per una corretta lettura esposimetrica che come calibratore per il bilanciamento del bianco.
    Ha la caratteristica di riflettere sempre e soltanto il 18% della luce che lo illumina, indipendentemente dalla quantità, dalla temperatura cromatica, e dal tipo si sorgente luminosa.
    Nel mondo digitale, non esiste sistema migliore per calibrare il punto di bianco tanto da essere indispensabile e insostituibile indipendentemente dalla macchina fotografica che si utilizza, sia essa una compatta da poche centinaia di euro che una reflex super professionale da oltre diecimila euro!
    Il cartoncino regna sovrano!

    Ne esistono vari modelli di diverso materiale che varia dal cartoncino vero e proprio al nylon, passando per la plastica, fibra di carbonio etc... Il costo varia sostanzialmente a causa di tre fattori come le dimensioni, il materiale e la marca.
    Ci sono i modelli pieghevoli Lasolite, I cartoncini classici Kodak, i pannelli plastici della Keno etc...





    Punto 3: Cubelight e Softbox

    Svolgono la stessa funzione e permettono di ottenere lo stesso risultato, l'unica differenza è il metodo di utilizzo.
    Il cubelight diffonde la luce accogliendo il soggetto da fotografare al suo interno, il softbox invece diffonde la luce direttamente alla sorgente.
    Noi dobbiamo soltanto decidere quale sistema utilizzare ricordandoci che in entrambi i casi è necessario utilizzare almeno una sorgente luminosa artificiale.









    In entrambi i casi, dovremmo sceglierli delle dimensioni opportune, ovvero abbastanza compatti da poter essere utilizzati e riposti con tranquillità ma allo stesso tempo abbastanza grandi da diffondere la luce in modo adeguato senza incorrere in vignettature e cali di luce visibili poi sul corpo della penna.
    Per mia esperienza personale, in entrambi i casi, la misura che consiglio si aggira intorno ai 40x40cm

    Punto 4: Lenti addizionali

    E' il sistema più rapido, semplice ed economico per ottenere fotografie ravvicinate e macro di qualità senza per questo ricorrere a ottiche specialistiche e molto costose.
    Tutte le fotocamere digitali compatte, permettono di realizzare fotografie macro da 1cm di distanza dal soggetto e talvolta anche meno! Questo però comporta una serie di problemi che possono essere aggirati utilizzando le lenti addizionali.
    Il primo problema e che fotografando da pochi cm di distanza è l'impossibilità di illuminare il soggetto a dovere, ottenendo fotografie scure e prive di dettaglio pur avendo un alto rapporto di riproduzione.
    Il secondo problema è la distorsione molto evidente e sempre a "barilotto" tipica delle fotografie ravvicinate fatte con le fotocamere compatte.
    Entrambi i problemi, solo dovuti al fatto che per ottenere un alto rapporto di riproduzione (talvolta anche superiore al 1:1) queste fotocamere impostano lo zoom nella sua configurazione ottica grandangolare.
    Utilizzando le lenti addizionali invece, potremmo utilizzare lo zoom in configurazione teleobiettivo permettendoci di stare più lontani dal soggetto 15-30cm o più, risolvendo di colpo i due problemi principali sopra descritti.
    Stando più lontani, è possibile illuminare meglio il soggetto e grazie al fatto che lo zoom ora è in configurazione teleobiettivo l'immagine sarà più corretta e priva della distorsione a "barilotto"

    Le lenti addizionali, sono solitamente vendute a gruppi di tre-quattro nelle diottrie che vanno da +1 a +4 però ci sono anche lenti addizionali più spinte con valori diottrici più elevati che possono arrivare anche a +20 o +30.
    Le più diffuse sono quelle dei nomi più diffusi come Nikon, Canon, Olympus, Pentax, Hoya, B+W, Kenko etc... tutte di qualità e tutte acquistabili a pochi euro sia su ebay che nei negozi specializzati in materiale fotografico.

    Poiché si avvitano davanti all'obiettivo, prima di acquistarle è bene informarsi se la propria compatta digitale necessiti di un adattatore per poterle utilizzare.
    Consiglio anche di acquistarle leggermente più grandi del diametro consigliato così da evitare vignettature. Io ad esempio sulla mia Olympus C2100UZ le utilizzo da 52mm di diametro mentre l'obiettivo monta filtri diametro 49mm. Per utilizzarle ho montato in modo permanente un riduttore 49-52mm







    E' in preparazione una scheda tecnica interamente dedicata all'utilizzo delle lenti addizionali.

    Punto 5: Il polistirolo.

    Costa poco, anzi pochissimo e si trova in pannelli (solitamente di 3mm di spessore) nei colorifici, nelle cartolibrerie, nei brico center etc...
    Il polistirolo è sin dal suo debutto un prodotto molto utilizzato nel mondo della fotografia professionale perché permette di riflettere la luce in modo molto morbido e controllato, unendo leggerezza, duttilità e basso costo.

    Si può tagliare con un semplice cutter, compasso e addirittura con la matita, producendo pannelli riflettenti/diffusori di qualsiasi forma, dimensione e sempre dal peso contenuto.
    Lo possiamo utilizzare per diffondere meglio la luce sul pennino o sulla clip, oppure per meglio definire la testina ed il fondello delle penne ogivali. Il limite risiede tutto nella nostra fantasia.

    Con queste parole, si conclude il quinto capitolo. Certamente avrete notato la semplicità e la modestia di tutti gli accessori segnalati, ora tocca a voi!

     :set2010001:



    Offline eric47

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #1 il: Ottobre 25, 2011, 12:01:43 pm »
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  •  :set2010090:  :set2010090:  :set2010090:  :set2010090:  :set2010090:

    Punto 1: Il comando a distanza.
    Che sia IR o Wireless sostituiscono l'autoscatto e lo scatto flessibile tipici degli apparecchi meccanici a pellicola. La funzione non cambia, eliminando il contatto tra mano e corpo macchina La funzione base, rimane sempre quella di evitare fotografie mosse quando si lavora con il cavalletto.

    E "Mirror lock-up" per il reflex?




     :set2010035: E' la tua?  :set2010033:

    Online turin-pens

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #2 il: Ottobre 25, 2011, 12:11:28 pm »
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     :set2010035: E' la tua?  :set2010033:


    è la mia ragazza! parla poco, parsimoniosa, non invecchia!

     :set2010033: :set2010033: :set2010033:

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #3 il: Ottobre 25, 2011, 12:23:01 pm »
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    E "Mirror lock-up" per il reflex?


    Non l'ho inserito perché le compatte digitali non hanno lo specchio reflex.

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #4 il: Ottobre 25, 2011, 13:51:26 pm »
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  • Con queste parole, si conclude il quinto capitolo. Certamente avrete notato la semplicità e la modestia di tutti gli accessori segnalati, ora tocca a voi!

     :set2010001:

    [/quote]
    Perle di saggezza!
    Il cartoncino grigio medio è veramente un toccasana nella fotografia!
    E' vero infatti che gli esposimetri, sia i più costosi separati, sia quelli contenuti nelle fotocamere, sono tarati per convenzione proprio per il grigio medio al 18%. Quando si fotografa una scena eterogenea, generalmente non ci sono problemi, perché la media delle luci riflesse si approssima sufficientemente bene al predetto valore. Se però si andasse a fotografare un bianco uniforme, come un campo innevato od il nero di una distesa di carbone, dando retta all'esposimetro ci troveremmo appunto neve e carbone di un bel grigio medio. Disponendo del cartoncino e facendolo "vedere" alla macchina, bloccando poi l'esposizione, il nostro banco ed il nostro nero risulterebbero automaticamente corretti.   

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #5 il: Ottobre 26, 2011, 00:07:34 am »
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    Perle di saggezza!
    Il cartoncino grigio medio è veramente un toccasana nella fotografia!
    E' vero infatti che gli esposimetri, sia i più costosi separati, sia quelli contenuti nelle fotocamere, sono tarati per convenzione proprio per il grigio medio al 18%. Quando si fotografa una scena eterogenea, generalmente non ci sono problemi, perché la media delle luci riflesse si approssima sufficientemente bene al predetto valore. Se però si andasse a fotografare un bianco uniforme, come un campo innevato od il nero di una distesa di carbone, dando retta all'esposimetro ci troveremmo appunto neve e carbone di un bel grigio medio. Disponendo del cartoncino e facendolo "vedere" alla macchina, bloccando poi l'esposizione, il nostro banco ed il nostro nero risulterebbero automaticamente corretti.   


    Esatto tra l'altro quando vado in giro per fotografare paesaggi, oltre al cartoncino grigio neutro porto sempre con me un esposimetro spot con lettura di 1°.
    Insieme formano un'accoppiata vincente!

    Online Giuseppe Tubi

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #6 il: Ottobre 26, 2011, 11:05:23 am »
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    Perle di saggezza!
    Il cartoncino grigio medio è veramente un toccasana nella fotografia!
    E' vero infatti che gli esposimetri, sia i più costosi separati, sia quelli contenuti nelle fotocamere, sono tarati per convenzione proprio per il grigio medio al 18%. Quando si fotografa una scena eterogenea, generalmente non ci sono problemi, perché la media delle luci riflesse si approssima sufficientemente bene al predetto valore. Se però si andasse a fotografare un bianco uniforme, come un campo innevato od il nero di una distesa di carbone, dando retta all'esposimetro ci troveremmo appunto neve e carbone di un bel grigio medio. Disponendo del cartoncino e facendolo "vedere" alla macchina, bloccando poi l'esposizione, il nostro banco ed il nostro nero risulterebbero automaticamente corretti.   


    Esatto tra l'altro quando vado in giro per fotografare paesaggi, oltre al cartoncino grigio neutro porto sempre con me un esposimetro spot con lettura di 1°.
    Insieme formano un'accoppiata vincente!
    Anch'io se vado a fotografare seriamente ho il mio vecchio, ma sempre validissimo Minolta Spotmeter.
    Un pò di anni addietro ho acquistato anche un Gossen (che per chi non lo sapesse è la marca del mitico Lunasix) con lettura spot: grosso e molto meno pratico del Minolta; però veniva venduto con a corredo un piccolo cartoncino grigio medio 18% alloggiato nella custodia.

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #7 il: Ottobre 26, 2011, 12:02:22 pm »
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    Perle di saggezza!
    Il cartoncino grigio medio è veramente un toccasana nella fotografia!
    E' vero infatti che gli esposimetri, sia i più costosi separati, sia quelli contenuti nelle fotocamere, sono tarati per convenzione proprio per il grigio medio al 18%. Quando si fotografa una scena eterogenea, generalmente non ci sono problemi, perché la media delle luci riflesse si approssima sufficientemente bene al predetto valore. Se però si andasse a fotografare un bianco uniforme, come un campo innevato od il nero di una distesa di carbone, dando retta all'esposimetro ci troveremmo appunto neve e carbone di un bel grigio medio. Disponendo del cartoncino e facendolo "vedere" alla macchina, bloccando poi l'esposizione, il nostro banco ed il nostro nero risulterebbero automaticamente corretti.   


    Esatto tra l'altro quando vado in giro per fotografare paesaggi, oltre al cartoncino grigio neutro porto sempre con me un esposimetro spot con lettura di 1°.
    Insieme formano un'accoppiata vincente!
    Anch'io se vado a fotografare seriamente ho il mio vecchio, ma sempre validissimo Minolta Spotmeter.
    Un pò di anni addietro ho acquistato anche un Gossen (che per chi non lo sapesse è la marca del mitico Lunasix) con lettura spot: grosso e molto meno pratico del Minolta; però veniva venduto con a corredo un piccolo cartoncino grigio medio 18% alloggiato nella custodia.

    Io ho il Pentax Spotmeter che è identico al Minolta sia nelle funzioni che nell'estetica mentre della Gossen ho il Sixticolor (il termocolorimetro) che ancora oggi in digitale utilizzo moltissimo.

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #8 il: Ottobre 26, 2011, 12:22:17 pm »
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  • Esatto tra l'altro quando vado in giro per fotografare paesaggi, oltre al cartoncino grigio neutro porto sempre con me un esposimetro spot con lettura di 1°.
    Insieme formano un'accoppiata vincente!
    [/quote]
    Anch'io se vado a fotografare seriamente ho il mio vecchio, ma sempre validissimo Minolta Spotmeter.
    Un pò di anni addietro ho acquistato anche un Gossen (che per chi non lo sapesse è la marca del mitico Lunasix) con lettura spot: grosso e molto meno pratico del Minolta; però veniva venduto con a corredo un piccolo cartoncino grigio medio 18% alloggiato nella custodia.
    [/quote]

    Io ho il Pentax Spotmeter che è identico al Minolta sia nelle funzioni che nell'estetica mentre della Gossen ho il Sixticolor (il termocolorimetro) che ancora oggi in digitale utilizzo moltissimo.
    [/quote]

    Sicuramente la Gossen ha fatto scuola per decenni, durante i quali il Lunasix è stato l'esposimetro dei professionisti e degli amatori più evoluti. Poi, secondo me, i prodotti giapponesi hanno messo la freccia e son spariti. Pensa che l'esposimetro spot della Gossen è grosso una volta e mezza il Minolta, utilizza una costosa pila da 9 volt contro una stilo da 1,5 e, dulcis in fundo, ha solo il display interno, che ti costringe a riprenderlo in mano e ficcarci l'occhio se devi controllare la lettura fatta. Costava inoltre una somma immorale.
    Se ne hanno venduti una decina in tutto il mondo, c'è il suo bel motivo....

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #9 il: Ottobre 26, 2011, 12:26:28 pm »
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    Sicuramente la Gossen ha fatto scuola per decenni, durante i quali il Lunasix è stato l'esposimetro dei professionisti e degli amatori più evoluti. Poi, secondo me, i prodotti giapponesi hanno messo la freccia e son spariti. Pensa che l'esposimetro spot della Gossen è grosso una volta e mezza il Minolta, utilizza una costosa pila da 9 volt contro una stilo da 1,5 e, dulcis in fundo, ha solo il display interno, che ti costringe a riprenderlo in mano e ficcarci l'occhio se devi controllare la lettura fatta. Costava inoltre una somma immorale.
    Se ne hanno venduti una decina in tutto il mondo, c'è il suo bel motivo....


    Io sono dell'idea che fotograficamente parlando, tutta la scuola tedesca sia immorale!

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    « Risposta #10 il: Ottobre 26, 2011, 14:55:06 pm »
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    Sicuramente la Gossen ha fatto scuola per decenni, durante i quali il Lunasix è stato l'esposimetro dei professionisti e degli amatori più evoluti. Poi, secondo me, i prodotti giapponesi hanno messo la freccia e son spariti. Pensa che l'esposimetro spot della Gossen è grosso una volta e mezza il Minolta, utilizza una costosa pila da 9 volt contro una stilo da 1,5 e, dulcis in fundo, ha solo il display interno, che ti costringe a riprenderlo in mano e ficcarci l'occhio se devi controllare la lettura fatta. Costava inoltre una somma immorale.
    Se ne hanno venduti una decina in tutto il mondo, c'è il suo bel motivo....


    Io sono dell'idea che fotograficamente parlando, tutta la scuola tedesca sia immorale!
    A mio avviso è un discorso un pò complesso; mi è capitato di smontare qualcosa della Linhoff Technika, ultimamente la parte che scorre sulle guide connessa alla stendarda col porta ottica. E' una cosa incredibile; quello che sembra un banale parallelepipedo d'alluminio con due lati a 45°, in realtà è un complessissimo insieme, pieno di micro grani che spostano parti per riprendere gli eventuali giochi. La prima considerazione che viene da fare è pertanto "lo credo bene che poi costa una fucilata". E fin qui il discorso non fa una grinza.
    La domanda che però sorge spontanea è: "ha un'effettiva utilità, tutto ciò?" 
    Secondo me, no. Se il soffietto della macchina fosse esteso e ritratto al ritmo di 500 volte al minuto per 12 ore al giorno, la risposta sarebbe diversa, ma quando, nell'ipotesi più gravosa questo viene spostato con le dita, generalmente in modo anche abbastanza garbato, una decina di volte in una giornata, penso francamente che un materiale di buona qualità, lavorato con la dovuta precisione e minimamente lubrificato ogni 4-5 anni garantirebbe una durata nel tempo pressoché illimitata. 
    A parte questo caso limite, quando nelle fotocamere la meccanica era nettamente predominante sull'elettronica, generalmente la costruzione dei tedeschi era, oltre che ben fatta, anche molto razionale; fatta per rendere lo smontaggio in caso di manutenzione il più semplice ed intuitivo possibile. La costruzione dei giapponesi al contrario sembrava spesso basarsi sull'assunto che lo smontaggio non era da prendersi in considerazione. Cosa che assai spesso coincideva col vero, in ragione dell'affidabilità delle loro realizzazioni. E' naturalmente una generalizzazione, ma abbastanza realistica. Da ciò è plausibile che derivino differenze sui costi, ma giustificabili solo entro certi limiti abbastanza ristretti. 

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    Re: Tecnica Fotografica 05 - Gli Indispensabili
    « Risposta #11 il: Ottobre 26, 2011, 21:22:24 pm »
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    A mio avviso è un discorso un pò complesso; mi è capitato di smontare qualcosa della Linhoff Technika, ultimamente la parte che scorre sulle guide connessa alla stendarda col porta ottica. E' una cosa incredibile; quello che sembra un banale parallelepipedo d'alluminio con due lati a 45°, in realtà è un complessissimo insieme, pieno di micro grani che spostano parti per riprendere gli eventuali giochi. La prima considerazione che viene da fare è pertanto "lo credo bene che poi costa una fucilata". E fin qui il discorso non fa una grinza.
    La domanda che però sorge spontanea è: "ha un'effettiva utilità, tutto ciò?" 
    Secondo me, no. Se il soffietto della macchina fosse esteso e ritratto al ritmo di 500 volte al minuto per 12 ore al giorno, la risposta sarebbe diversa, ma quando, nell'ipotesi più gravosa questo viene spostato con le dita, generalmente in modo anche abbastanza garbato, una decina di volte in una giornata, penso francamente che un materiale di buona qualità, lavorato con la dovuta precisione e minimamente lubrificato ogni 4-5 anni garantirebbe una durata nel tempo pressoché illimitata. 
    A parte questo caso limite, quando nelle fotocamere la meccanica era nettamente predominante sull'elettronica, generalmente la costruzione dei tedeschi era, oltre che ben fatta, anche molto razionale; fatta per rendere lo smontaggio in caso di manutenzione il più semplice ed intuitivo possibile. La costruzione dei giapponesi al contrario sembrava spesso basarsi sull'assunto che lo smontaggio non era da prendersi in considerazione. Cosa che assai spesso coincideva col vero, in ragione dell'affidabilità delle loro realizzazioni. E' naturalmente una generalizzazione, ma abbastanza realistica. Da ciò è plausibile che derivino differenze sui costi, ma giustificabili solo entro certi limiti abbastanza ristretti. 


    Hai perfettamente ragione e aggiungo come può un'azienda come la Zeiss (e non aggiungo altro) proporre un intero parco ottiche a cifre folli quando poi esse non sono realmente Zeiss ma prodotte dalla Cosina, dunque Made in Japan.
    Idem la Leitz (Leica) che ormai da anni fa produrre tutto alla Panasonic!

    Quello che dici sui prodotti giapponesi e sostanzialmente vero, però ci sono delle realizzazioni che sono almeno equiparabili ai prodotti dei nomi tedeschi. Un esempio sono le macchine fotografiche della serie Nikonos (ma ce ne sono tanti tanti altri).
    Potrò sembrare di parte ma ad esempio i banchi ottici Toyo sono notevoli, equiparabili ai Linhof e Sinar, disgraziatamente anche nei costi!


    Online Giuseppe Tubi

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    « Risposta #12 il: Ottobre 26, 2011, 22:06:39 pm »
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    A mio avviso è un discorso un pò complesso; mi è capitato di smontare qualcosa della Linhoff Technika, ultimamente la parte che scorre sulle guide connessa alla stendarda col porta ottica. E' una cosa incredibile; quello che sembra un banale parallelepipedo d'alluminio con due lati a 45°, in realtà è un complessissimo insieme, pieno di micro grani che spostano parti per riprendere gli eventuali giochi. La prima considerazione che viene da fare è pertanto "lo credo bene che poi costa una fucilata". E fin qui il discorso non fa una grinza.
    La domanda che però sorge spontanea è: "ha un'effettiva utilità, tutto ciò?" 
    Secondo me, no. Se il soffietto della macchina fosse esteso e ritratto al ritmo di 500 volte al minuto per 12 ore al giorno, la risposta sarebbe diversa, ma quando, nell'ipotesi più gravosa questo viene spostato con le dita, generalmente in modo anche abbastanza garbato, una decina di volte in una giornata, penso francamente che un materiale di buona qualità, lavorato con la dovuta precisione e minimamente lubrificato ogni 4-5 anni garantirebbe una durata nel tempo pressoché illimitata. 
    A parte questo caso limite, quando nelle fotocamere la meccanica era nettamente predominante sull'elettronica, generalmente la costruzione dei tedeschi era, oltre che ben fatta, anche molto razionale; fatta per rendere lo smontaggio in caso di manutenzione il più semplice ed intuitivo possibile. La costruzione dei giapponesi al contrario sembrava spesso basarsi sull'assunto che lo smontaggio non era da prendersi in considerazione. Cosa che assai spesso coincideva col vero, in ragione dell'affidabilità delle loro realizzazioni. E' naturalmente una generalizzazione, ma abbastanza realistica. Da ciò è plausibile che derivino differenze sui costi, ma giustificabili solo entro certi limiti abbastanza ristretti. 


    Hai perfettamente ragione e aggiungo come può un'azienda come la Zeiss (e non aggiungo altro) proporre un intero parco ottiche a cifre folli quando poi esse non sono realmente Zeiss ma prodotte dalla Cosina, dunque Made in Japan.
    Idem la Leitz (Leica) che ormai da anni fa produrre tutto alla Panasonic!

    Quello che dici sui prodotti giapponesi e sostanzialmente vero, però ci sono delle realizzazioni che sono almeno equiparabili ai prodotti dei nomi tedeschi. Un esempio sono le macchine fotografiche della serie Nikonos (ma ce ne sono tanti tanti altri).
    Potrò sembrare di parte ma ad esempio i banchi ottici Toyo sono notevoli, equiparabili ai Linhof e Sinar, disgraziatamente anche nei costi!



    E' verissimo che ormai il prezzo di moltissime cose è completamente avulso dal costo di  produzione, ma funzione di tutta una serie di fattori ad esso estranei. Ed è vero anche che gli ultimi anni hanno sovvertito molti dei punti fermi di un tempo: in Giappone si costruisce solo la parte più elitaria della produzione, come avveniva in Germania una quarantina di anni orsono. Ora la parte principale dei prodotti sono fatti in Corea se non addirittura in Cina. Il realmente "made in Germany" è restato quasi solo un ricordo e le eccezioni (vedi Leica M9) hanno veramente poco senso d'esistere. Non solo per il prezzo già di per sè difficile da giustificare, ma anche perché, a mio parere, spendere oggigiorno somme del'ordine dei 5.000 euro per degli apparecchi che ormai sono parte del mondo informatico e pertanto soggetti ad un obsolescenza vertiginosa che va di pari passo con la discesa del loro valore, ha senso solo per professionisti che ne fanno uno strumento di lavoro quotidiano di cui ammortizzano rapidamente il costo.
    Vorrei sapere le impressioni di coloro che qualche hanno addietro hanno speso giusto una cifra del genere per una M8 e dopo un paio d'anni hanno visto uscire allo stesso prezzo la M9. Se l'hanno voluta acquistare hanno dovuto sborsare ulteriori 3.000 - 3.500 € perché il valore della loro M8 è di botto crollato sotto ai 2000€. Immagino la felicità!

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    « Risposta #13 il: Ottobre 26, 2011, 23:18:04 pm »
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    E' verissimo che ormai il prezzo di moltissime cose è completamente avulso dal costo di  produzione, ma funzione di tutta una serie di fattori ad esso estranei. Ed è vero anche che gli ultimi anni hanno sovvertito molti dei punti fermi di un tempo: in Giappone si costruisce solo la parte più elitaria della produzione, come avveniva in Germania una quarantina di anni orsono. Ora la parte principale dei prodotti sono fatti in Corea se non addirittura in Cina. Il realmente "made in Germany" è restato quasi solo un ricordo e le eccezioni (vedi Leica M9) hanno veramente poco senso d'esistere. Non solo per il prezzo già di per sè difficile da giustificare, ma anche perché, a mio parere, spendere oggigiorno somme del'ordine dei 5.000 euro per degli apparecchi che ormai sono parte del mondo informatico e pertanto soggetti ad un obsolescenza vertiginosa che va di pari passo con la discesa del loro valore, ha senso solo per professionisti che ne fanno uno strumento di lavoro quotidiano di cui ammortizzano rapidamente il costo.
    Vorrei sapere le impressioni di coloro che qualche hanno addietro hanno speso giusto una cifra del genere per una M8 e dopo un paio d'anni hanno visto uscire allo stesso prezzo la M9. Se l'hanno voluta acquistare hanno dovuto sborsare ulteriori 3.000 - 3.500 € perché il valore della loro M8 è di botto crollato sotto ai 2000€. Immagino la felicità!


    Tutto giusto! direi che oggi possedere una Leica M8 - M9 abbia senso soltanto se si vuole sfoggiare il nome impresso sulla macchina fotografica, quando nella realtà non vi è una reale necessità.
    Recentemente ho visto sul canale satellitare National Geographic una serie di documentari fatti non sulla natura ma sui grandi fotografi come Nick Nichols, Steve McCurry etc... Nessuno e dico nessuno utilizza corpi a telemetro e la maggior parte di loro, non utilizza nemmeno reflex costose ma reflex di fascia media come D90-D7000 etc...
    Le reflex tipo D3X sono relegate a ruoli super specialistici e sempre con un occhio di riguardo, segno evidente che anche per fotografi così importanti, risulta impegnativo investire in modelli così costosi.

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