Autore Topic: Torino - Bologna: così distanti?  (Letto 7790 volte)

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Offline Marlowe

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Re:R: Re:Torino - Bologna: così distanti?
« Risposta #15 il: Gennaio 24, 2013, 23:28:12 pm »

Punto due oscuro molto oscuro. Per quale motivo vari anni fa dopo anni e anni di tentativi sono riuscito a entrare in possesso di uno scatolone ex produzione di una nota azienda Torinese (non dico il nome) che al suo interno conteneva anche componenti firmate Columbus, Omega, Minerva, Omas, Stilus, Ercolessi, Domino etc... tutti perfettamente intercambiabili e tutti provenienti dallo stesso luogo?

La Minerva pre Omas proviene da quello scatolone e come questa tante altre penne da me recentemente pubblicate.

Se la Minerva pre Omas proveniva da lì, potrebbe trattarsi di esemplari presi (immagino dalla Aurora) a scopo di studio della concorrenza? E' una pratica normale tra le aziende, diffusa anche adesso, e in fondo, vista appunto la datazione Minerva pre Omas, l'Aurora non doveva ancora essere così affermata....

Diversamente si potrebbe pensare ad una forma di produzione per conto terzi della quale la Aurora voleva avere la documentazione, magari grazie ad un fornitore amico....

Sarebbe bello ma Aurora con lo scatolone non centra nulla. Così come la persona da cui proviene. Tra l'altro l'Aurora in quel periodo ed è risaputo copiò palesemente la Waterman che era il riferimento sia per le rientranti che per le penne con caricamento a levetta.

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Allora è un caso di delocalizzazione da parte di aziende di fascia medio-alta in aree dove forse il costo del lavoro era più basso, oppure la specializzazione mutiuso più alta....

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R: Re:R: Re:Torino - Bologna: così distanti?
« Risposta #16 il: Gennaio 24, 2013, 23:51:01 pm »

Punto due oscuro molto oscuro. Per quale motivo vari anni fa dopo anni e anni di tentativi sono riuscito a entrare in possesso di uno scatolone ex produzione di una nota azienda Torinese (non dico il nome) che al suo interno conteneva anche componenti firmate Columbus, Omega, Minerva, Omas, Stilus, Ercolessi, Domino etc... tutti perfettamente intercambiabili e tutti provenienti dallo stesso luogo?

La Minerva pre Omas proviene da quello scatolone e come questa tante altre penne da me recentemente pubblicate.

Se la Minerva pre Omas proveniva da lì, potrebbe trattarsi di esemplari presi (immagino dalla Aurora) a scopo di studio della concorrenza? E' una pratica normale tra le aziende, diffusa anche adesso, e in fondo, vista appunto la datazione Minerva pre Omas, l'Aurora non doveva ancora essere così affermata....

Diversamente si potrebbe pensare ad una forma di produzione per conto terzi della quale la Aurora voleva avere la documentazione, magari grazie ad un fornitore amico....

Sarebbe bello ma Aurora con lo scatolone non centra nulla. Così come la persona da cui proviene. Tra l'altro l'Aurora in quel periodo ed è risaputo copiò palesemente la Waterman che era il riferimento sia per le rientranti che per le penne con caricamento a levetta.

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Allora è un caso di delocalizzazione da parte di aziende di fascia medio-alta in aree dove forse il costo del lavoro era più basso, oppure la specializzazione mutiuso più alta....

Bisognerebbe approfondire il significato di delocalizzazione poiché così è troppo generica e potremmo farci rientrare anche tutte le aziende che oggi ad esempio comprano parti già pronte all'uso vedi nomi come Visconti, Delta, Grifos, Omas, etc... che acquistano l'intero gruppo scrittura dalla Bock. E questo rimanendo esclusivamente in Italia e soffermandoci soltanto sul gruppo scrittura che è forse la componente più importante di tutta la penna.
E poi rimanendo nell'ambito moderno delocalizzare per quale motivo? Esclusivamente per contenere i costi oppure perché io azienda XYZ non ho le conoscenze per costruire una determinata componente se non addirittura un intero gruppo di parti che compongono il mio prodotto finale?

E in passato quando la mano d'opera costava molto meno di oggi, era sensato ad esempio per Columbus delocalizzare a Torino esclusivamente per i costi? O forse delocalizzava perché la Columbus in quel periodo non era una vera fabbrica ma soltanto un negozio che a sua volta riforniva altri negozi come Ercolessi? E Omas che ormai è piuttosto accertata l'origine e natura almeno dei suoi primi anni di vita?

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Torino - Bologna: così distanti Vol. 2 - Stile Bolognese?
« Risposta #17 il: Giugno 28, 2013, 00:40:30 am »
L'avevo già accennato qualche tempo fa della mia intenzione di realizzare un topic che approfondisse il discorso dello stile bolognese e di tutto quello che comporta ma il tempo a disposizione è sempre poco e così ho deciso di mettere a disposizione di tutti un piccolissimo estratto.
Anche per non tediarvi troppo, per il momento non mi dilungherò in mille parole limitandomi più che altro a condividere alcune fotografie che ho realizzato.

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Re:Torino - Bologna: così distanti Vol. 2 - Stile Bolognese?
« Risposta #18 il: Novembre 22, 2013, 19:13:20 pm »
A distanza di tempo torno sul discorso Stile bolognese si / Stile bolognese no continuando col confronto tra due penne in teoria realizzate in luoghi separati ma che in realtà si assomigliano molto più di quel che il solo aspetto estetico farebbe pensare.

Come sempre lungi da me dal dare una risposta assoluta ma quel che da qui in poi mostrerò, forse accenderà qualche nuovo punto interrogativo.

Mettiamo momentaneamente da parte il fatto che entrambe sono palesemente ispirate alla Vacumatic di Parker e concentriamoci sul fatto che entrambe sono di produzione italiana e che almeno in teoria dovrebbero essere prodotte in due regioni diverse ma come per l'attribuzione della paternità The Scotland, e l'estrema somiglianza tra Ancora ed Omas, anche in questo caso facendo un confronto diretto si notano alcune curiosità che ho provato a documentare fotograficamente.

I fondelli e le estremità metalliche con inserti conici. Nella Saratoga l'inserto conico appare di diametro maggiore e con una conicità maggiore rispetto al Williamson ma nella sostanza la lunghezza totale dei fondelli non cambia.

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Le somiglianze però non si limitano soltanto all'estetica ma anche alla meccanica tanto da essere sostanzialmente intercambiabili tra di loro.

Mostro qui come nonostante i differenti sistemi di caricamento, ad esempio il fondello della Saratoga avviti perfettamente sul corpo della Willimason.

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Anche i cappucci sono perfettamente intercambiabili sia quando avvitati, sia calzati posteriormente alternati.

Corpo Williamson con cappuccio e fondello Saratoga

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Corpo Saratoga con cappuccio Williamson

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Saratoga con cappuccio Williamson perfettamente calzato

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Williamson con cappuccio Saratoga perfettamente calzato

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Perfettamente identici anche i diametri tra corpo e cappuccio con accoppiamenti sempre ottimi anche se invertiti.

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Offline Giuseppe Tubi

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Re:Torino - Bologna: così distanti Vol. 2 - Stile Bolognese?
« Risposta #19 il: Novembre 22, 2013, 19:22:05 pm »
Che dire? Interessante.
Troppo poco per emettere verdetti, più che a sufficienza per porsi domande.

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Re:Torino - Bologna: così distanti Vol. 2 - Stile Bolognese?
« Risposta #20 il: Novembre 22, 2013, 20:08:14 pm »
Osservazione più che giusta e in fondo questo è l'obiettivo di questo topic. Indubbiamente bisogna raccogliere altre penne e fare altri confronti includendo oltre che altre Williamson e Saratoga, anche Tabo, Tibaldi etc...
Aggiungo anche che sono dell'idea che questo confronto andrebbe collegato anche a tutto il discorso portato avanti con la produzione attribuita a Omas, The Scotland, Minerva e via discorrendo, non per partito preso ma per semplicemente per restituire sempre più certezza alla storia produttiva delle varie marche.




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Re:Torino - Bologna: così distanti?
« Risposta #21 il: Ottobre 03, 2014, 18:55:41 pm »

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