Fotografia & Video > Tecnica Fotografica
Tecnica Fotografica 15 - Obiettivi Tilt/Shift e Regola di Scheimpflug
(1/1)
turin-pens:
Quando, per qualsiasi motivo, si ha la necessità di fotografare una penna e si desidera andare oltre la semplice immagine scattata con lo smartphone per WhatsApp o i social, ci si rende conto in pochi istanti che la penna stilografica – così come le ballpoint e le roller – è tutt’altro che semplice da fotografare, soprattutto quando si vuole superare la classica ripresa dall’alto. Ancora più complicato è quando si ha l’esigenza di catturare qualche dettaglio in macro.
I principali nemici da affrontare sono due: la ridotta profondità di campo (che si traduce in una limitata porzione del soggetto perfettamente a fuoco) e la scarsa nitidezza generale.
Per quanto riguarda la nitidezza, la soluzione migliore è affidarsi a obiettivi macro, molto più nitidi e contrastati rispetto agli obiettivi normali, soprattutto alle distanze ravvicinate, grazie a schemi ottici appositamente progettati.
Il rovescio della medaglia è che, all’aumentare del rapporto di riproduzione, la profondità di campo diminuisce, arrivando a pochi millimetri quando si raggiungono rapporti di 1:1 o superiori.
Per ottenere la nitidezza tipica degli obiettivi macro, mantenendo però una profondità di campo elevata, esistono da anni obiettivi macro con funzionalità Tilt/Shift. Questi sono in grado di offrire, in un’unica soluzione, elevati rapporti di riproduzione, straordinaria nitidezza ed eccellente profondità di campo.
Lo svantaggio è che si tratta di obiettivi rari, costosi e difficili da utilizzare, con una curva di apprendimento piuttosto ripida, poiché sono completamente manuali e privi di qualsiasi automatismo o controllo elettronico.
I vantaggi, però, sono numerosi: una volta acquisita familiarità con il loro utilizzo, si rivelano estremamente rapidi, costanti nei risultati e... danno dipendenza! Dopo averli provati, si tende a volerli usare per tutto – caffè compreso – poiché le possibilità sono praticamente infinite. L’unico vero limite è la nostra fantasia e la nostra abilità.
In ambito "pennifero", l’uso di obiettivi Tilt/Shift consente di ottenere una profondità di campo praticamente infinita, senza ricorrere a complesse tecniche digitali come il focus stacking. E tutto questo con una rapidità impareggiabile.
Ma come funzionano questi obiettivi? Semplificando moltissimo applicando la Regola di Scheimpflug che mi limiterò a descrivere con la pagina wikipedia dedicata
Da Wikipedia
La regola o condizione di Scheimpflug afferma che, per un sistema ottico, i piani focali dell'obiettivo, del soggetto e dell’immagine si incontrano su una stessa retta. Come caso limite, quando i tre piani sono tra essi paralleli si incontrano all'infinito.
In fotografia tale regola si applica agli apparecchi a corpi mobili e viene definita nella maniera seguente: quando il piano su cui giace il soggetto, il piano nodale posteriore dell'obiettivo e il piano focale si incontrano in un'unica retta, si ottiene la piena messa a fuoco del soggetto indipendentemente dal diaframma utilizzato. Questa regola è alla base del funzionamento e dell'utilizzo degli obiettivi basculabili per la regolazione del piano di messa a fuoco in fotografia.
La regola è stata elaborata e prende il proprio nome da Theodor Scheimpflug.
https://it.wikipedia.org/wiki/Regola_di_Scheimpflug
Alcune fotografie realizzate applicando la regola di Scheimpflug usando un obiettivo macro tilt/shift.
turin-pens:
Qui ad esempio possiamo vedere alcune delle possibilità di movimento di un obiettivo macro tilt/shift nello specifico il Nikon PC Micro-Nikkor 85mm f/2.8D Tilt&Shift
Nello specifico, è l'obiettivo che uso più sovente e che grazie al fatto di essere completamente manuale, posso tramite opportuni adattatori, usare su qualsiasi corpo macchina Aps-C oppure Full Frame a mia disposizione.
turin-pens:
A questo punto, con buona probabilità vi starete chiedendo: a cosa serve tutto questo?
Ecco qualche esempio pratico.
L'immagine seguente è stata scattata alla massima apertura consentita dall’obiettivo utilizzato, ovvero f/2.8. Come potete notare, la zona di massima nitidezza è piuttosto ridotta.
Chiudendo il diaframma a f/11 — valore al quale questo obiettivo offre le migliori prestazioni ottiche — si ottiene un aumento della profondità di campo apparente, con un conseguente ampliamento dell’area percepita come nitida e leggibile.
Tuttavia, se ingrandiamo le estremità del fotogramma, ci accorgiamo che ciò che a prima vista sembrava nitido, in realtà non lo è: risulta comunque sfuocato, sebbene meno rispetto allo scatto a f/2.8.
Applicando invece la Regola di Scheimpflug, il risultato cambia radicalmente: la profondità di campo non è più solo apparente, ma reale. L’unico vero limite diventa la risoluzione del sensore digitale. Più è elevata, maggiore sarà il livello di dettaglio fine che si riesce a catturare — a patto, ovviamente, che anche l’obiettivo abbia un alto potere risolvente.
Per questa dimostrazione ho utilizzato una vecchia mirrorless Sony Nex-5, dotata di un sensore da 14,2 megapixel, prodotta tra il 2010 e il 2012.
Il vantaggio pratico? Realizzare meno scatti, ma con un numero significativamente maggiore di dettagli utili. Il vero limite diventa solo la risoluzione del sensore. Il risultato: si lavora con maggiore velocità, precisione ed efficienza.
In altre parole: massima resa, minima fatica.
Magog:
Molto utile, me ne ricorderò. Grazie!
Navigazione
[0] Indice dei post
Vai alla versione completa