Autore Topic: Saratoga medium size  (Letto 7768 volte)

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Online turin-pens

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Re:Saratoga medium size
« Risposta #15 il: Maggio 21, 2013, 00:22:50 am »
Devo spezzare una lancia in favore di Dolcini: è vero che molte delle cose che ha scritto sono state successivamente confutate, smentite, chiarite, approfondite. Dubito tuttavia che il suo intento fosse quello di fare di tutta l'erba un fascio. Dolcini, come alcuni altri, del resto, ha raccolto i dati e le informazioni disponibili all'epoca, con i mezzi dell'epoca, ha confrontato penne, ha ascoltato racconti e ha formulato delle teorie. Gli articoli di Emilio li ho letti e riletti prima di sintetizzarli e inserire nell'enciclopedia il sunto di ciò che ritenevo affidabile. La causa di tanta confusione non è stato il lavoro di Emilio, che anzi, ribadisco, fa parte della seconda generazione di "divulgatori", quelli che, come me, un pizzico di dati in più li avevano scovati e potevano fare delle valutazioni un poco più articolate. I libri che hanno "segnato" la strada sono stati il libro di G.S. Germano ( ed. Calderini), il libro di Vannucchi ( ed. Be-Ma) e non ultimo, sul panorama internazionale, il grosso tomo di A. Lambrou: Fountain pens of the World. Aggiiungo che il capitolo sulla produzione Italiana della prima edizione del libro di A. Lambrou ( quello piccolo con la copertina bianca  e le foto in miniatura, per intendersi)lo scrisse Gianstefano Germano, quindi in esso si trovano le stesse informazioni che ci sono state poi ri-proposte nell'opera di Germano. la stessa storiella ripetuta due volte e divulgata a livello internazionale grazie all'enorme diffusione che ebbe il libro di Lambrou. Il contributo definitivo alla mistificazione è stato però dato dal Club Internazionale della Stilografica A. Simoni con la pubblicazione del volumetto riservato ai soci ( ora non mi ricordo il titolo, ma poi ve lo trovo),con la bella copertina amaranto, all'interno del quale è riportata la storia dell'Azienda e sono illustrate una serie di bellissime penne facenti parte della collezione Malaguti. E' QUI che fu detto in maniera ufficiale, che le Nettuno, le TABO, le The King etc. etc. venivano prodotte da Omas. Il volumetto fu pubblicato mi pare nel 1992/93. Il libro di Emilio è uscito molti anni dopo.  Falso e tendenzioso quanto volete, ha avuto sicuramente il merito di far imbufalire un sacco di gente, tra cui me e la cara Marina Vecchietti, ed di aver aperto la strada ad una ricerca più approfondita e attenta.  Sicuramente è anche vero che coloro cha hanno scritto libri celebrativi delle proprie collezioni ( vedi Dolcini e De Ponti) avevano in animo anche una valorizzazione dei propri possessi, ciò non significa che siano criticabili a tutto tondo o che abbiano necessariamente modellato i fatti a proprio uso e consumo.

Personalmente non sono completamente d'accordo con quanto scrivi.Condivido quanto dici sull'importanza dell'opera di Dolcini e delle altre inclusa la tua enciclopedia (complimenti e riconoscimenti spesi da me molte volte su questo forum) ma sono anche dell'idea e anche questo l'ho già detto molte volte non si può pensare che ciò che venne scritto venti e passa anni fa sia oggi completamente attendibile. Sappiamo tutti che molte cose sono cambiate, nuove informazioni sono disponibili. Quello che non bisogna fare è arroccarsi a difendere ad oltranza quello che palesemente non è più difendibile.

Non condivido nemmeno la storia dello stile bolognese per vari motivi come ad esempio aver infilato in questo enorme calderone penne che col presunto stile bolognese non ci azzeccano nulla (vedi nuovamente The King e The Scotland ma non solo).
Oltretutto se osservo le Saratoga e le Tabo, non mi viene in mente Omas ma Williamson poiché sia Saratoga che Tabo, esteticamente sono molto più simili alla produzione Williamson che alla produzione Omas.
Anche qualitativamente entrambi, sono molto distanti da Omas nel senso che nella maggior parte dei casi, le Saratoga e le Tabo prodotte a cavallo tra gli anni '30 e gli anni '40 hanno rifiniture superiori a quelle Omas. Clip, anellini e decori delle estremità (testine e fondelli) sono molto migliori di quelli Omas ed è strano visto che secondo la teoria dello stile bolognese dovrebbero essere state prodotte dalla stessa mano.
Anche il modello presentato in questo topic ha rifiniture superiori a quelle delle Omas dello stesso periodo.

Se seguissimo il ragionamento del così detto stile bolognese, allora dovremmo anche affermare che tutte le penne di stile Duofold furono fatte dalla Parker... Avrebbe senso?

Offline LetiziaJac

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Re:Saratoga medium size
« Risposta #16 il: Maggio 21, 2013, 15:25:07 pm »
Non cercare di farmi dire cose che non ho detto.
Io non mi arrocco su posizioni pre-concette; non me ne viene nulla e non mi interessa e non sono tanto ottusa da pretendere che la gente prenda per vero quello che è scritto nei miei libri solo perché l'ho scritto io. Sul fatto che sono passati tanti anni dai tempi dei miei libri e da quelli di Emilio, non ci piove. Oggi affrontiamo l'argomento con conoscenze diverse e strumenti più sofisticati, ma la sostanza della ricerca rimane immutata: diviene vero ciò che è dimostrabile in concreto. Errori se ne fanno a iosa, basti saperli riconoscere.  Sono pronta a sposare l'ipotesi che Williamson abbia prodotto le Tabo e le Saratoga e quanti altri marchi vogliamo, ma vorrei delle prove. Basta poco, a volta un foglietto istruzioni dove appaia il riferimento all'azienda produttrice, un copia commissioni, una pubblicità dove piccolo piccolo ci sia scritto un riferimento...non credo di doverti insegnare il mestiere... Se tu queste prove le hai, allora benvengano le correzioni. Altrimenti rimaniamo nel campo delle ipotesi e opinioni, dove la tua, la mia, valgono tanto quanto quelle di chiunque altro...
La diatriba sulla paternità senza prove mi pare che alla fine risulti sterile e rischi di trasformarsi in una sorta di campanilismo inutile tra bolognesi e non bolognesi.
Il lavoro che a suo tempo feci fu di collegare un marchio al nome del suo produttore, vale dire che le Tabo stavano con Tantini, le Nettuno stavano con Vecchietti, le Columbus stavano con Verga, basandomi sulle prove e le testimonianze che fui in grado di raccogliere all'epoca
Sull'assimilazione The King/Omas, io non c'entro nulla e non l'ho messo nel calderone. Casomai in tempi antichi ho proposto delle supposizioni di collegamento tra Columbus/Littoria e The King, senza essere in grado però di stabilire chi facesse cosa e per conto di chi.
Se poi i pezzi con cui venivano costruite le Columbus/Tabo/Saratoga etc... venivano prodotti da Williamson o da qualcun altro, io non sono stata in grado di capirlo/scoprirlo/provarlo.

Online Giuseppe Tubi

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Re:Saratoga medium size
« Risposta #17 il: Maggio 21, 2013, 16:14:17 pm »
Non vorrei che cadeste in pericolose incomprensioni; per quanto ho inteso io Riccardo non intendeva mettere nessuno degli autori sul banco degli imputati, ma piuttosto alcuni collezionisti dall'approccio "integralista" che fanno fatica, per esempio, ad accettare che non tutte le penne di pregio siano nate a Bologna.
Su quanto poi da lui scritto in merito alla Saratoga, direi che il senso era quello che, trovandosi allo stato attuale a formulare ipotesi senza il supporto di prove,  la tipologia costruttiva porta ad assimilare la penna più alle produzioni di Williamson e Tabo che non a quella Omas.

Online turin-pens

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R: Re:Saratoga medium size
« Risposta #18 il: Maggio 21, 2013, 17:04:28 pm »
Non vorrei che cadeste in pericolose incomprensioni; per quanto ho inteso io Riccardo non intendeva metere nessuno degli autori sul banco degli imputati, ma piuttosto alcuni collezionisti dall'approccio "integralista" che fanno fatica, per esempio, ad accettare che non tutte le penne di pregio siano nate a Bologna.
Su quanto poi da lui scritto in merito alla Saratoga, direi che il senso era quello che, trovandosi allo stato attuale a formulare ipotesi senza il supporto di prove,  la tipologia costruttiva porta ad assimilare la penna più alle produzioni di Williamson e Tabo che non a quella Omas.

Esattamente!

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Offline pedewall

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Re:Saratoga medium size
« Risposta #19 il: Giugno 21, 2013, 19:12:45 pm »

Solo adesso ho avuto la possibilità di leggere questo topic e riporto alcune considerazioni.

Ritengo che tutte le ipotesi siano valide e condivisibili sino a prova contraria se suffragate da fatti, ma per poter fare ipotesi, bisogna innanzitutto inquadrare il periodo temporale a cui fare riferimento.
Non possiamo attribuire ad Omas una penna datata 1918 (dovrebbe aver avviato la produzione nella metà degli anni 20) oppure altra datata 1948 alla Fendograph che ha chiuso i battenti nel 43, si finisce in questi casi solo a creare confusione senza apportare fatti nuovi.
Ritengo, ma è un mio modo di procedere condivisibile o meno, che si debba cercare innanzitutto di avere almeno una idea di massima degli anni in cui la stilo “de quo” è stata realizzata, poi fare ipotesi.

Arriviamo a questa Saratoga.
Trascurando i vari contendere tra gli eredi del marchio Saratoga, (preciso con orgoglio che Ing Edoardo Webber è nato a Tempio Pausania in provincia di Sassari) questo fermaglio è stato brevettato da Virginio Mengoni nel 1941, ergo parliamo di una penna prodotta dopo tale anno, o meglio nel periodo in cui tale marchio è stato gestito dal Mengoni (41-45) che dopo tale periodo utilizzerà il marchio Saratoga’s.

Temporalmente inquadrata la stilo, si potrà procedere con le supposizioni.
Mengoni lavorava a Milano, ma che penne producevano Omas, Tabo etc negli anni precedenti alla guerra? Con quali colorazioni?

Online Giuseppe Tubi

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Re:Saratoga medium size
« Risposta #20 il: Giugno 21, 2013, 19:51:27 pm »
Il ragionamento non fa una grinza.

Online turin-pens

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Re:Saratoga medium size
« Risposta #21 il: Luglio 02, 2013, 00:46:50 am »
Giusto quanto detto da Paolo ma se mi è permesso aggiungerei alcune cose.

Sono dell'idea che sarebbe anche corretto nutrire eventualmente qualche dubbio su quanto si è (diciamo così) tramandato e visto che qui parliamo di Saratoga è giusto dire che, le prove fino ad ora a sostegno della paternità Omas sono decisamente scarse e come nel caso The King / The Scotland, piuttosto fantasiose tanto da farmi pensare se e cosa scrivere come risposta.

Ad esempio se prendiamo la sezione Saratoga  dell'enciclopedia di Letizia (che è un ottimo punto di partenza) possiamo leggere a pag. 191 del vol. II

<<...l'Ing. Webber si associò con il Dr. Mengoni (vedi anche alle voci: Megoni - Vol. I e Saratoga's -Vol. II), titolare di una famosa cartoleria di Milano, per dare vita ad una produzione di stilografiche interamente italiane. L'impresa venne realizzata in collaborazione con l'azienda Omas di Bologna, alla quale venne commissionata la produzione della serie di stilografiche denominate "Saratoga"...>>

Sempre a pag. 191 del vol. II poche righe più sotto possiamo leggere <<...Realizzati utilizzando
i materiali di alta qualità messi a disposizione da Omas...
>>

Mentre a pag. 193 ad un certo punto possiamo leggere <<...la produzione delle Saratoga da parte di Omas ebbe termine, probabilmente in conseguenza della scarsezza di celluloide pregiata...>>

Se devo essere onesto, a me personalmente queste poche righe non bastano per poter attribuire la produzione Saratoga alla Omas.
Altrettanto onestamente, per quanto apprezzi e stimi il libro scritto da Emilio Dolcini, non posso basarmi su quel libro per due motivi. Il primo perché quello non è un libro sulla Omas e la sua produzione ma è un libro sulla collezione di Dolcini e quindi risulta essere un libro fortemente polarizzato.
Il secondo motivo molto più spicciolo e che pur essendo il sig. Dolcini una persona squisita, vedeva Omas ovunque... e questo fa tornare il discorso al periodo in cui valeva il concetto "è bello quindi è Omas"

Dunque le prove tangibili della produzione Omas dove stanno? nelle celluloidi che non produceva Omas?, nei pennini che non produceva Omas? nello stile? Omas ha copiato da Dunn e dalla Doric, Saratoga dalla Vacumatic etc...

In definitiva esattamente di che cosa si parla quando si afferma che la penna X era fatta da Omas?

Offline alfredop

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Re:Saratoga medium size
« Risposta #22 il: Luglio 02, 2013, 22:30:08 pm »

Temporalmente inquadrata la stilo, si potrà procedere con le supposizioni.
Mengoni lavorava a Milano, ma che penne producevano Omas, Tabo etc negli anni precedenti alla guerra? Con quali colorazioni?

Come metodo mi sembra assolutamente ragionevole, potresti allora completare il ragionamento (purtroppo le mie lacune penstoriche non mi consentono di rispondere alla domanda finale).

Ciao
Alfredo

Online turin-pens

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Re:Saratoga medium size
« Risposta #23 il: Luglio 06, 2013, 17:01:44 pm »

Temporalmente inquadrata la stilo, si potrà procedere con le supposizioni.
Mengoni lavorava a Milano, ma che penne producevano Omas, Tabo etc negli anni precedenti alla guerra? Con quali colorazioni?

Come metodo mi sembra assolutamente ragionevole, potresti allora completare il ragionamento (purtroppo le mie lacune penstoriche non mi consentono di rispondere alla domanda finale).

Ciao
Alfredo

Se posso esserti utile, provo a dare se non altro una traccia tentando di mettere un po' d'ordine nella datazione.

Ad esempio queste penne Saratoga non possono essere state prodotte prima del 1936, se non addirittura prima del 1938. Il motivo risiede nel fatto che la Saratoga è fortemente ispirata alla Vacumatic e Parker non l'ha prodotta prima del 1933.

Diamo almeno 12 mesi prima che il fenomeno Vacumatic esploda completamente negli States e che la Parker stessa decida di esportarla anche in Europa.

Aggiungiamo, un altro anno prima che la Vacumatic diventi un successo anche nel vecchio continente inclusa l'Italia e arriviamo al 1935.

Sempre nel 1935 la Società delle Nazioni impone all'Italia Fascista delle sanzioni non soltanto economiche  facendo esplodere il "fenomeno" dell'autarchia con tutti i problemi che questo comporta e che tutti noi conosciamo.
Sempre a causa dell'autarchia iniziano a comparire penne ad esempio le Montblanc, Pelikan etc... con scritte in italiano come Capolavoro, Fabbricato in Italia etc... Stessa cosa come sappiamo avvenne per le Parker.

Possiamo supporre con una discreta certezza che la storia delle penne estere con scritte italiane imposte dell'autarchia sia durata un paio di anni e arriviamo al 1937.

Successivamente come sappiamo a Webber (che a quel tempo era il distributore ufficiale per l'Italia dei prodotti Parker) venne tolta in modo coatto dal regime fascista la distribuzione delle penne americane.
Ammettiamo che Webber in un modo o nell'altro sia riuscito a mantenere o meglio garantire la distribuzione dei prodotti Parker fino al 1939 sono dell'idea che oltre non si possa andare anche perché nel 1939 ufficialmente scoppia la seconda guerra mondiale e molto probabilmente in Italia fino al 1946 prodotti americani non se ne vedranno praticamente più (se non di contrabbando e a carissimo prezzo).

A questo punto dobbiamo iniziare a inquadrare l'inizio dell'attività del Sig. Webber nella realizzazione delle Saratoga nel periodo compreso tra 1938/1939 e/o il 1945/1946.

Difficile pensare che Webber abbia dato il via alle Saratoga a ridosso della seconda guerra mondiale trovando più logico supporre che le Saratoga siano nate successivamente alla fine della seconda guerra mondiale o giù di li.
Il 1945 non è molto dissimile e lontano dal 1941 menzionato dal nostro Paolo, data che tra l'altro indica la deposizione del brevetto, non l'inizio della produzione di queste penne o di quel modello di clip.

Detto questo, apro una piccola sotto parentesi sulla presunta produzione delle penne Saratoga da parte di Omas.
Come sappiamo, Omas inizia a produrre le sue Lucens ed Extra Lucens nel 1936. Se come si legge nei libri e come molti discepoli Omas raccontano, le Saratoga vennero prodotte da Omas nei primi anni '30 allora vorrebbe dire che Omas realizzò queste penne prima delle sue Lucens ed Extra Lucens e quindi tutta la storia delle celluloidi date in concessione da Simoni a Webber per la produzione si smonterebbe da sola all'istante.

 :set2010059:

Offline LetiziaJac

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« Risposta #24 il: Luglio 17, 2013, 10:18:35 am »
I dati sulla storia delle Saratoga vennero raccolti basandosi su testimonianze varie e su quel poco di cartaceo che fu possibile trovare all'epoca. Enrico Bettazzi scrisse un bell'articolo su Stilomania utilizzando l'unico listino disponibile all'epoca ( parte del quale è riprodotto nell'Enciclopedia) e alcune fatture che aveva rinvenuto a supporto delle "ipotesi" elaborate. Il listino a cui mi riferisco faceva parte della Biblioteca dell'Accademia e molti di voi probabilmente ce l'hanno ancora. La copertina illustrava una stilografica Saratoga di fronte ad un pianeta terra dietro al quale appare una scritta a mò di sole nascente "Saratoga". In basso c'era peraltro una dicitura che diceva "Una nuova meravigliosa stilografica Italianissima". Siamo in clima di esterofobia, eppure le penne illustrate nel listino hanno tutte finiture laminate oro e pennini in oro. Autarchia dichiarata e latente ma non ancora effettiva? 1939? 1940/1941?
Per favore, però, che non vi venga in mente di dire che l'iconografia scelta ricorda chiaramente un sole nascente e che quindi ci sarebbe un chiaro collegamento con Aurora! Oppure, se così vi vien da pensare, cacciate fuori le prove! :set2010054:

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« Risposta #25 il: Luglio 19, 2013, 01:25:58 am »
Pur essendo un aurorista o aurorinomane di seconda generazione non mi metto a gridare che le Saratoga furono fatte dalla casa torinese. Così come non veddo produzioni Aurora dietro ogni angolo. Ma se un giorno dovesse saltare fuori che fu Aurora a realizzare le Saratoga, non griderò di certo allo scandalo, ne avrò atteggiamenti di lesa maestà.

Per le prove e la loro interpretazione si potrebbe aprire un discorso piuttosto lungo e complesso (almeno secondo me) poiché ci sono delle cose che da molto tempo mi lasciano perplesso. Ad esempio se trovo una fattura Columbus dove c'è scritto che è un negozio e non una fabbrica dovrei pensare che tutto quello scritto fino ad oggi su di essa è sbagliato o no?

Ad esempio, perché se nella famosa fattura del Sig.re Merighi la sigla Omas o il nome di Armando Simoni non compaiono mai, la si etichetta come prova che le penne The Scotland vennero fatte dalla Omas, quando in realtà basta osservarle per capire che con Omas non ci azzeccano nulla?

Oppure perché si da per certo e scontato che Omas abbia prodotto di tutto e di più quando come sappiamo, è tutto basato sul si dice?

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