Autore Topic: Recensione: Pelikan 4001 Royal Blue  (Letto 257 volte)

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Offline Phormula

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Recensione: Pelikan 4001 Royal Blue
« il: Novembre 07, 2016, 18:42:47 pm »
OK, questo è un lavoro sporco ma qualcuno deve farlo… affrontare la recensione del classico dei classici non è facile, soprattutto considerando che il giudizio “tecnico” finisce inesorabilmente per essere influenzato dalle esperienze personali e dall’opinione che uno di questo inchiostro si è fatto nel corso degli anni.

Premessa
 La mia esperienza con il Pelikan 4001 Royal Blue inizia con la scuola elementare. Il ricordo delle cartucce di Pelikan 4001 Royal Blue è indissolubilmente legato a quello della stilografica Pelikan scolastica con il quale veniva usato. Sia la penna che l’inchiostro erano una scelta obbligata, imposta dalla mia maestra di allora. Risultato, le cartucce di Pelikan 4001 Royal Blue, nel calssico pacchetto da sei, erano le uniche cartucce disponibili nelle cartolerie del circondario. Finite le elementari sono potuto passare al nero, che comunque era sempre Pelikan 4001 in cartucce. Più tardi ho scoperto converter e calamaio, ma per usare il mio primo inchiostro che non fosse Pelikan e non fosse blu o nero, ho dovuto aspettare la fine delle superiori. Ho il sospetto che quel che è successo a me sia capitato più o meno a tutti quelli che hanno passato gli “anta” e hanno cominciato a scrivere con la stilografica fin dalle elementari. Del resto il Pelikan 4001 Royal Blue è l’inchiostro scolastico per eccellenza: costa poco e va molto bene. E’ l’equivalente stilografico della Bic nelle penne a sfera, difficile trovare un utilizzatore di penne stilografiche che non lo abbia usato almeno una volta, fosse solo per provare una penna.
 Lo si può trovare ovunque, se entrate in una cartoleria e chiedete un pacchetto di cartucce blu per la penna stilografica, senza specificare una marca, vi daranno un pacchetto di cartucce Pelikan 4001 Royal Blue, molto probabilmente da sei. Utilizzo prettamente scolastico, ottime qualità, grande diffusione e prezzo contenuto sono i suoi vantaggi, ma possono anche diventarne i limiti, quando ad usarlo non è uno studente ma un appassionato, che potrebbe decidere di tenersene alla larga, considerandolo tutto sommato “banale”, rispetto ad inchiostri di maggior lignaggio e prezzo di conseguenza, quasi come se fosse un disonore utilizzarlo per caricare una penna di pregio. Scelta legittima, fin tanto che, pur di non utilizzarlo, si attribuiscono a questo inchiostro colpe che non ha.
 Il Pelikan 4001 Royal Blue viene venduto in cartucce internazionali corte (pacchetto TP/6 da 6 o TP/18 da 18) e lunghe (pacchetto GTP/5 da 5). In calamaio è disponibile nel classico formato da 30 ml ma anche in quello da 50 e 62,5 ml. Chi avesse l’appetito insaziabile, lo può acquistare anche in flacone di plastica da litro. Non è facilissimo da trovare, ma una volta che lo si è acquistato, ce n’è abbastanza per riempire almeno 5000 pagine A4, per cui potrebbe passare almeno qualche settimana prima che si renda necessario acquistarne un altro. E’ uno tra gli inchiostri più economici sul mercato, il prezzo del pacchetto da sei cartucce oscilla tra 1 e 2 Euro, a seconda di dove lo si acquista, e quello del calamaio da 30 ml va da 3 a 5 Euro. La sua grande diffusione lo ha reso molto imitato e di fatto lo standard per l’inchiostro blu, sul mercato si trovano facilmente cartucce di inchiostro di colore Royal Blue di altri produttori.

 Presentazione

 Le cartucce vengono vendute in una scatoletta di cartone. In passato la scatola era nel colore dell’inchiostro: blu e bianca per l’inchiostro blu, nera e bianca per quello nero e così via. Da qualche anno Pelikan utilizza una scatoletta colorata, identica per tutte le tonalità della serie 4001, tranne per la banda colorata con la scritta del nome dell’inchiostro. Il calamaio da 30 e 62,5 ha la forma caratteristica, ormai diventata un classico, con i lati obliqui, che permette di appoggiarlo su un lato per pescare le ultime tracce di inchiostro. Quello da 50 ml è cubico e presenta una scanalatura che funge da portapenna. A volte viene venduto in cofanetto insieme con le penne Pelikan della serie M. Infine il “calamaio” da litro è un parallelepipedo di plastica, con un beccuccio che serve per ricaricare il classico calamaio in vetro.

Prestazioni
 Confesso che fare una valutazione oggettiva di questo inchiostro è tutt’altro che facile. Non tanto perché non lo si finisca per conoscere, avendolo usato in un gran numero di penne e di occasioni, ma perché, come ho scritto sin dall’inizio, è molto difficile separare gli aspetti emotivi da quelli razionali. Si corre il rischio di non rendere giustizia ad un inchiostro che è sul mercato da così tanti anni ed è così diffuso da essere, in pratica, l’inchiostro blu di riferimento, quello con cui vengono messi a confronto tutti gli altri.

Flusso
 La definzione migliore, secondo me, è “adeguato”. Funziona benissimo su una ampia gamma di penne, da quelle con il flusso magro a quelle che rientrano nella categoria degli “idranti”. Al punto che se ho una penna problematica, la provo con il 4001 per capire se la colpa risieda nella penna o nell’inchiostro. Se una penna va male con questo inchiostro, o è perché ha qualche problema, oppure per funzionare al meglio necessita di un inchiostro con caratteristiche estreme. A volte, osservando come si comporta molto bene in penne con caratteristiche molto diverse tra loro, ho avuto l’impressione che il 4001 possedesse la capacità di adattarsi alla penna in cui viene usato. Da un punto di vista teorico, è un inchiostro dal flusso medio, abbinato ad una discreta capacità lubrificante. Nella pratica sembra adattarsi alla penna, cambiando ovviamente caratteristiche, in particolare la saturazione, a seconda del flusso. Difficilmente crea problemi di mancata ripartenza o salti di tratto e se li dà, è assai probabile che il problema risieda nella penna e rimanga anche cambiando inchiostro. La ripartenza è in genere molto buona, anche dopo qualche minuto senza cappuccio o qualche giorno di mancato utilizzo della penna. L’adattabilità è la caratteristica che lo rende l’inchiostro di eccellenza per le penne scolastiche. Normalmente una penna scolastica è caratterizzata da flusso medio o medio-basso, caratteristica che si sposa molto bene con il Pelikan e contribuisce ad evitare perdite e sbavature, considerati gli abusi ai quali sono spesso sottoposte le penne di questo tipo.

Aspetto cromatico
 Mi verrebbe da dire “banale”, ma sarei di nuovo preda delle mie emozioni. Tecnicamente, è un blu medio, con una leggera sfumatura porpora, che è il motivo per il quale a me non piace molto, avendo preferenza per i blu e i blu scuri privi di “contaminazione” da parte di altri colori. Non saprei dire cosa avessero in mente in Pelikan quando hanno deciso di chiamarlo “Royal Blue”. A distanza di anni e tenendo conto del fatto che altri produttori hanno realizzato inchiostri con lo stesso nome, quando si sente parlare di Royal Blue si immagina un inchiostro del colore di questo Pelikan e si rimane sorpresi quando la tonalità è completamente diversa, come accade, per esempio, nel caso del Diamine Royal Blue, che è un blu medio, senza deviazioni cromatiche.
 Io lo considero il “blu standard”, rispetto al quale classifico gli altri miei inchiostri e inseguo i miei gusti. In realtà è un blu medio che sa fare benissimo il suo mestiere, non è molto scuro o molto saturo ma il testo mantiene comunque sempre una ottima leggibilità. La sua grande diffusione ed il fatto che sia l’inchiostro scolastico per eccellenza può appunto farlo sconfinare nella banalità, soprattutto quando uno utilizza la penna stilografica come strumento di distinzione ed insegue colori e sfumature caratteristicheLa tonalità del Pelikan 4001 Royal Blue, così come quella di qualsiasi altro inchiostro, può piacere o meno, è questione di gusti personali. Ciò non toglie che come blu medio sia un ottimo compromesso tra esigenze diverse, pensato per essere utilizzato in un grande numero di penne e di situazioni, a cominciare dalla scuola.
 La saturazione, così come le sfumature, dipendono molto dal pennino, su un pennino dal flusso magro è un colore abbastanza slavato. All’aumentare del flusso le sfumature e la saturazione diventano più evidenti, anche se non raggiungono i livelli di altri inchiostri e si mantengono sempre nella media. Nel caso dell’inchiostro in calamaio si può contare su una buona saturazione, molto costante da un calamaio all’altro. Nel caso delle cartucce invece molto dipende da quanto tempo è passato tra la produzione e l’utilizzo. E’ noto infatti che le cartucce tendono a concentrarsi con il passare del tempo. Per effetto della permeazione del vapore acqueo il volume di inchiostro nella cartuccia si riduce progressivamente, lasciando spazio all’aria. Come conseguenza l’inchiostro diventa più concentrato e quindi maggiormente saturo. In molti casi la differenza è visibile ma non molto significativa, nel caso del Pelikan 4001 invece la sensibilità alla diluizione è molto evidente e quindi si passa da cartucce appena prodotte, che contengono un inchiostro poco saturo, a cartucce che hanno sulle spalle anni di giacenza sugli scaffali ed il cui volume si è molto ridotto per effetto della permeazione, facendo diventare l’inchiostro molto più saturo. Il calamaio sembra collocarsi nel mezzo, come una cartuccia che è sul mercato da qualche tempo e ha perso un po’ del suo contenuto. Personalmente inseguo volutamente questa caratteristica e infatti sto tenendo qualche pacchetto di Pelikan 4001 Royal Blue a “stagionare” in cantina. Le uso quando il volume di inchiostro si è ridotto di circa un quarto. Per contro su alcune penne, dopo qualche giorno di mancato utilizzo, le prime righe di scrittura sono più scure e più sature perché l’inchiostro si è concentrato nell’alimentatore. Il fenomeno è più evidente sulle penne scolastiche, che hanno il tappo con lo sfiato antisoffocamento e quindi non sono a tenuta. E’ necessaro tenere conto di questa caratteristica quando si inchiostra una penna per la prima volta, perché eventuali tracce d’acqua possono diluire l’inchiostro, facendolo apparire molto più slavato e meno saturo di quel che in realtà è, e quindi falsando il giudizio. La diluizione sembra influenzare significativamente anche la resistenza nel tempo. Ho appunti scritti con questo inchiostro oltre 20 anni fa che sono ancora perfettamente leggibili, tuttavia quando l’ho usato in cartucce su una penna che era stata appena lavata, il testo si è scolorito tantissimo, al punto da diventare quasi illeggibile dopo pochi mesi. Penso che sia una caratteristica comune ai blu lavabili, perché l’ho notata anche sul Lamy Erasable Blue.

 Feathering/Bleed Through
 Bisogna andaseli a cercare, andando a scrivere su carta scadente con penne dal tratto largo o dal flusso abbondante. Non essendo particolarmente fluido e saturo, normalmente sono assenti e quindi consentono l’utilizzo di questo inchiostro su un gran numero di penne e di tipi di carta. Un inchiostro che ha come target il mercato scolastico non può che essere così. Infatti questo è uno dei motivi per cui lo uso su base regolare nonostante la tonalità di blu non sia la mia preferita. La diluizione, anche minima, con acqua sembra accentuare il fenomeno di feathering. Ancora una volta, valutare questo inchiostro utilizzando una cartuccia su una penna che non è stata perfettamente asciugata può essere fuorviante.

Asciugatura/Resistenza all’acqua
 E’ un inchiostro a base di pigmenti organici (non ferro gallico) e non solo non viene dato come permanente o waterproof, ma è dichiaratamente definito lavabile, per la gioia delle mamme che si trovano a dover smacchiare i vestiti dei loro figlioletti di ritorno da scuola. Inoltre può essere rimosso con l’apposito “cancellino”, che sfrutta una reazione chimica per far perdere al pigmento le sue caratteristiche. Siamo all’antitesi dell’inchiostro permanente ma, trattandosi di un inchiostro destinato al mercato studentesco, questa caratteristica è voluta. La possibilità di poter correggere gli errori con l’apposito cancellino, anche se solo per una volta, è indiscutibilmente un vantaggio, fin che non lo si usa per firmare gli assegni. Normalmente il cancellino è dotato del pennarello blu per correggere, che ricalca, più o meno fedelmente a seconda della marca, il colore dell’inchiostro. Personalmente preferisco usarlo per cancellare e aggiungere le correzioni con una biro, per evitare il fenomeno di feathering quando si va a scrivere con il pennarello ladddove si è passato il cancellino.
 E’ anche un inchiostro che asciuga abbastanza in fretta. Sulla carta lucida Clairefontaine, nota per la scarsa capacità di assorbire gli inchiostri, asciuga completamente in meno di 10 secondi e lo si può considerare “fuori pericolo” dopo 5. Si tratta di un valore ottimo, considerato che altri inchiostri ne richiedono più di 20. Per uno studente significa poter girare pagina senza dover aspettare tempi lunghissimi affinché l’inchiostro si asciughi.
 Infine il fatto che sia un inchiostro lavabile è un vantaggio quando si deve disinchiostrare una penna. Da questo punto di vista è uno degli inchiostri più sicuri che ci siano, non lascia depositi e anche quando si secca dentro la penna, è sufficiente un flussaggio con acqua ed eventualmente un ammollo per rimuovere eventuali residui secchi. Queste sue caratteristiche, unite a flusso e saturazione nella media, lo rendono l’inchiostro ideale per provare una penna e pulirla senza lasciare traccia, o per l’utilizzo in una penna che corre il rischio di restare inchiostrata a lungo senza essere usata. Mi è capitato di riesumare con successo penne che erano rimaste inchiostrate per anni, al punto che l’inchiostro all’interno era completamente secco. Anche in questo caso molto probabilmente si è tenuto conto del tipo di impiego che ne fanno gli studenti.

Utilizzo consigliato

Ambienti di lavoro.
E’ un inchiostro lavabile e per di più cancellabile, punto. Inutile cercare caratteristiche che non ha. Non è quindi utilizzabile per tutte le situazioni in cui l’indelebilità e la permanenza nel tempo sono un requisito imprescindibile. Per il resto se la cava molto bene in una ampia gamma di situazioni, io lo utilizzo molto per le note informali, gli appunti a margine e tutte quelle situazioni nelle quali non ho particolari esigenze e, anzi, apprezzo la possibilità di poter correggere. Laddove la resistenza all’acqua o l’indelebilità non sono richieste, apprezzo il fatto che sia lavabile, quelle rare volte che mi sono trovato a sporcarmi le dita, ho rimediato con il cancellino. Pur non essendo molto saturo, gli appunti mantengono una buona fotocopiabilità e non mi hanno dato problemi nemmeno con i sistemi di riconoscimento dei caratteri. Essendo un blu medio è un colore che comunica sobrietà ed understatement, prestandosi ad una ampia gamma di situazioni, con l’esclusione di quelle più formali.

Studenti.
Se non va bene per loro… Le caratteristiche dell’inchiostro sembrano essere fatte su misura per le penne scolastiche. Caricare una stilografica scolastica con il Pelikan 4001 Royal Blue significa scegliere la ricetta ideale per non avere problemi. Se la penna non funziona con questo inchiostro, quasi certamente ha qualcosa che non va. La reperibilità in qualsiasi cartoleria, la possibilità di cancellare e correggere ed il prezzo veramente contenuto sono altri vantaggi non trascurabili. In pratica è l’inchiostro ideale per chi deve prendere appunti in quantità industriale, su carta non sempre di qualità eccelsa. Chiaramente va tenuto in considerazione il fatto che non è un inchiostro resistente all’acqua, per cui vanno prese le opportune precauzioni per evitare che i preziosi appunti finiscano a mollo, diventando illeggibili.

Correzioni/Annotazioni.
Da escludere. E’ un inchiostro che passa troppo inosservato per consentirne l’utilizzo per evidenziare, annotare o correggere del testo. Finirebbe per confondersi con quest’ultimo. Quello che è un pregio (sobrietà ed under statement) diventa in questo caso un difetto.

Personale.
Perché no? Considerato che le cotte sono un fenomeno tipico dell’adolescenza e che a quell’età è normale tenere un diario dei propri pensieri, penso che si tratti dell’inchiostro maggiormente usato nella storia a questo scopo. Se potesse parlare, l’umile 4001 Royal Blue racconterebbe storie di bei voti e bocciature ma anche di pensieri di adolescenti e di amori sbocciati, cresciuti e finiti. Storie complicate, tipiche di quell'età, quando ti sembra che il mondo ti debba crollare addosso solo perchè alla festa lei aveva sguardi solo per il tuo migliore amico. Certo, non è un colore per chi vuole distinguersi e non è particolarmente indicato se si finisse per versare lacrime su una lettera d’amore respinta al mittente, però si può cambiare idea e cancellare o correggere il destinatario con il cancellino…

Conclusioni
 Se dovessi definire questo inchiostro con due parole, direi che è “umile” ed “educato”. Costa pochissimo per quel che vale e si comporta bene nella quasi totalità delle penne, a cominciare da quelle scolastiche. E’ uno degli inchiostri più diffusi e sicuri che esistano. La possibilità di rovinare irreparabilmente una penna con il Pelikan 4001 Royal Blue è praticamente nulla. I suoi limiti sono nelle sue stesse caratteristiche, a cominciare dal fatto che è lavabile e cancellabile. Il fatto che costi poco, sia molto diffuso e reperibile ovunque spesso spinge gli appassionati a sottovalutarlo o, peggio, a trovare scuse per non usarlo, il che è un peccato, perché si tratta di un inchiostro molto valido e la sua grande diffusione ne è la prova. Io lo uso molto in ufficio, anche se spesso risparmio comprando le cartucce sottomarca dello stesso colore, quasi indistinguibili rispetto alle Pelikan originali, e ne tengo un calamaio a disposizione. E’ il mio inchiostro di riferimento quando ho una penna problematica. Prima di mettere le mani sulla penna, la provo con il Pelikan ed escludo che il problema sia dovuto all’inchiostro. La tonalità di blu non è esattamente quella che preferisco, ma i vantaggi di questo inchiostro sono tanti e tali per cui continuo ad usarlo anche se cromaticamente non è il mio preferito.
 Per concludere, è l’inchiostro che consiglio a chi si avvicina per la prima volta al mondo delle penne stilografiche. In cambio della quasi certezza di non avere problemi, “farsi le ossa” con qualche calamaio o pacchetto di cartucce di Royal Blue permette di capire che cosa si vuole da un inchiostro e orientare gli acquisti successivi verso inchiostri con le caratteristiche di tonalità, saturazione, flusso e quant’altro che rispondono alle proprie esigenze ed ai propri gusti. Il tutto di poter tornare in un “porto sicuro” ogni volta che lo si desidera. In fondo il motivo per cui, pur avendo provato decine di inchiostri nel corso degli anni, non mi sono mai separato dal Pelikan 4001 Royal Blue, un buon servitore “umile” ed “educato”.




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